Il dossier di Radicali italiani: Le violazioni dello Stato di diritto di un anno di governo Conte

Il 1 giugno del 2018 si insediava il governo Conte. A un anno esatto da quella data, Radicali Italiani ha raccolto in un dossier le numerose iniziative dell’esecutivo, e le prese di posizione di ministri o esponenti della maggioranza, contrarie allo Stato di diritto. Diversi i fronti interessati da quelle che, in molti casi, si configurano come vere e proprie violazioni della Costituzione e dei principi fondamentali del nostro ordinamento: dalle prerogative del Parlamento alla separazione dei poteri, dalla giustizia ai diritti umani e civili, dalla laicità dello stato all’informazione.

Il Dossier Stato di Diritto, consultabile da oggi sul sito di Radicali Italiani, è frutto del lavoro collettivo dei dirigenti di Radicali Italiani, ma è un lavoro “in progress”, sottolinea la segretaria Silvja Manzi, “utilizzabile liberamente e aperto al contributo di tutti”.

«Uno dei caratteri più drammaticamente evidenti della stagione che stiamo attraversando è la svolta che si determina con il precipitare, senza precedenti, della crisi dello Stato di diritto, democratico e liberale, in Italia», si legge nell’introduzione. «Quella che i radicali denunciavano e combattevano come partitocrazia nella “repubblica dei partiti” era connotata dalla non osservanza costante e sistematica da parte dei pubblici poteri delle regole teoricamente vigenti secondo legge», tuttavia, si sottolinea: «La violazione delle regole costituzionali, anche se universalmente praticata, non era difesa e vantata come tale, era universalmente riconosciuta come disvalore». Invece, denunciano i radicali: «il nuovo potere politico che oggi regge e governa l’Italia è animato da un radicale diniego e disprezzo dei valori della civiltà giuridica liberale. Il travolgimento delle regole della Costituzione e del diritto non è sentito come un disvalore: è anzi rivendicato come sacrosanto e “legittimo” in nome del diritto-dovere di chi vince le elezioni di attuare il proprio programma o comunque di imporre le proprie scelte a prescindere dalle “pastoie” di regole costituzionali o di equilibri dei poteri, o di vincoli derivanti dalle norme del diritto sovranazionale. Così, le istituzioni democratico-parlamentari sono svuotate e in definitiva annullate, e con loro in misura crescente i diritti costituzionali dei cittadini…». Si tratta, denunciano i radicali di «un salto di qualità di straordinario rilievo, comparabile solo con quello che fu segnato negli anni venti dal passaggio dallo Stato liberale a quello fascista».

Tra le questioni e i casi al centro del dossier, l’imposizione agli eletti, sancita dai regolamenti parlamentari di Camera e Senato del Gruppo 5 Stelle, di una rigida disciplina di partito e le gravi sanzioni in caso di violazione, in aperto contrasto con l’articolo 67 della Costituzione che prevede che gli eletti rappresentino l’intera Nazione e non i partiti di provenienza (il cosiddetto “vincolo di mandato”). E poi “il disprezzo per il principio costituzionale della separazione dei poteri”, testimoniato da diverse dichiarazioni di esponenti di Governo (da Luigi Di Maio che all’indomani dell’insediamento affermava «Adesso lo Stato siamo noi», a Matteo Salvini che, indagato per il caso della nave Diciotti dichiara: «Io sono stato eletto dal popolo, i Giudici no!»).

Il caso dell’esautorazione del Parlamento in occasione dell’esame dell’ultima legge di stabilità, che prelude a uno svuotamento delle sue funzioni (“In diverse occasioni il Governo ha già messo in pratica quanto Davide Casaleggio auspica per il futuro: l’eliminazione del Parlamento e il superamento della democrazia rappresentativa»”, si legge nel dossier). Ma anche il pessimo rapporto con le autorità pubbliche (dalla Consob all’Inps presieduta da Tito Boeri) di cui il “Governo non riconosce l’indipendenza” e “cerca di ridurle sotto il proprio controllo”.

Nel dossier si elencano inoltre le iniziative e le dichiarazioni contrarie ai principi dell’ordinamento penale di garanzia, al diritto alla difesa degli imputati o degli arrestati, al diritto al giusto processo, che vedono come principale protagonista il ministro dell’Interno Salvini, ma anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede con il video (con tanto di colonna sonora), pubblicato sulla sua pagina Facebook, di Cesare Battisti ripreso in arresto al suo arrivo in Italia.

Nel mirino del documento di Radicali Italiani anche le violazioni dei diritti umani dei migranti e l’uso dei simboli religiosi da parte di esponenti di governo a scopo di propaganda e “sconfessando” la laicità dello Stato.

E poi, ancora, le scelte del governo in violazione dei principi europei sulla promozione della concorrenza (ad esempio l’approvazione nell’ultima legge finanziaria della deroga proposta del Governo giallo-verde alla c.d. direttiva Bolkestein in relazione alle concessioni demanial; e il tema dell’informazione, con l’abolizione o il taglio – previsto dalla legge di Bilancio 2019 – dei contributi a favore di determinate imprese radiofoniche ed editrici; e il caso di Radio Radicale, a cui la sospensione dei finanziamenti impone nei fatti di cessare il proprio servizio pubblico: «Vito Crimi e Luigi Di Maio sono i principali responsabili di una scelta che mira alla distruzione dell’unico strumento di informazione diretta che apre porte e finestre delle aule parlamentari, delle aule di giustizia e delle assise di tutti i partiti politici», si legge nel dossier.

Nelle prossime settimane Radicali Italiani organizzerà presentazioni del dossier “Stato di Diritto” in diverse città italiane.

Tag:

POST COLLEGATI

Mettiti in contatto con noi

 

DIFFONDI LA CAMPAGNA