Giustizia: La vicenda CSM dovrebbe portare a riforme radicali

Nella storia di Enzo Tortora, cominciata il 17 giugno di 36 anni fa,tutto il disastro attuale della giustizia

“Le parole e l’impegno di Enzo Tortora risuonano ancora oggi, da quel lontano 17 giugno di 36 anni fa quando un pezzo importante della magistratura italiana commise uno dei peggiori ‘errori’ della propria storia e della storia dell’Italia; un ‘errore’ rivendicato e difeso per anni, cha ha portato chi lo commise non al pensionamento anticipato ma a splendide carriere in magistratura. Dentro e dietro la vicenda di Enzo c’è molto di quel che oggi vediamo: carceri che scoppiano, lentezze infinite, la follia dell’obbligatorietà dell’azione penale, la necessità di separare delle carriere dei magistrati, una rappresentanza del CSM partitocratica e correntocratica che è alla base degli scandali di oggi, di ieri e dell’altro ieri.”

Lo dice Silvja Manzi, segretario di Radicali italiani.

“Si potrebbe dire che dopo decine di anni quelle parole e quella vicenda abbiano insegnato assai poco alla politica (di destra e di sinistra) e alla magistratura italiane. Noi, come allora e più di allora, siamo convinti che dalla cruna d’ago della riforma radicale – l’aggettivo non è casuale – della giustizia passi la riforma dell’intero Paese. E occorre oggi partire proprio da una riforma del CSM, emblema perfetto della partitocrazia italiana e della spartizione politica del potere. Noi, da 36 anni, non smettiamo di chiedere una giustizia giusta e un Consiglio Superiore della Magistratura che venga eletto in base alle persone, alle loro competenze, al loro curriculum, alla loro storia, e non alla loro appartenenza”, conclude l’esponente radicale.

Roma, 17 giugno 2019

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