Droghe. Non più procrastinabile la Conferenza nazionale

Manfredi (Radicali italiani): La ministra Locatelli deve porsi due priorità: studiare differenza fra canapa e oppio e presentare in Parlamento relazione su dipendenze. Da otto anni politiche su dipendenze sono senza guida politica; da sette anni non viene convocata conferenza nazionale.

 

Giulio Manfredi (giunta Radicali Italiani e giunta Associazione radicale Adelaide Aglietta):

Dopo un anno in cui non ha fatto assolutamente nulla, il ministro Lorenzo Fontana ha passato le deleghe sulle dipendenze alla sua collega di partito Alessandra Locatelli.

L’unica presa di posizione che si ricorda della Locatelli al riguardo è quella da lei espressa in un post su Facebook l’8 maggio scorso, con cui ringraziava Matteo Salvini per il suo attacco ai negozi di cannabis light perché “dobbiamo tutelare i giovani e le persone più fragili, ma anche tutte quelle persone che potrebbero intraprendere la strada della dipendenza proprio avvicinandosi facilmente all’uso degli oppiacei” (sic).

Ritengo, quindi, che le due priorità di azione della ministra Locatelli siano evidenti a tutti: studiare la differenza fra la canapa e l’oppio; presentare al più presto in Parlamento la relazione annuale sulle dipendenze, che il suo predecessore Fontana avrebbe dovuto presentare entro il 30 giugno scorso (ai sensi dell’art. 131 del DPR 309/1990).

Non rimpiango i tempi di Berlusconi, Serpelloni e Giovanardi. Ma è innegabile che dopo l’ultimo governo Berlusconi, dal 2011 ad oggi, Monti, Letta, Renzi e Gentiloni si sono disinteressati delle politiche sulle dipendenze, non assegnando le deleghe a in materia a nessun ministro.

Il premier Conte ha appaltato le deleghe alla Lega, prima a Fontana poi a Locatelli. Il primo si è limitato a fare pubblicità sul sito del Dipartimento Antidroga ai suoi comunicati e ai proclami proibizionisti di Salvini; la seconda si presenta con pessime credenziali.

Tutto questo disinteresse e mancanza di politica è pagato molto caro dal Paese, in particolare dai servizi pubblici per le dipendenze, dalle comunità terapeutiche, da migliaia di utenti di tali servizi, dai milioni di cittadini che fumano cannabis e solo per questo sono trattati da criminali.

Da sette anni non è convocata in Italia la conferenza nazionale che dovrebbe essere convocata ogni tre anni (ai sensi dell’art. 1 del DPR 309/90) per fare il punto sulla situazione e per migliorare gli interventi nel settore; l’ultima conferenza si tenne a Trieste nel 2009.

Naturalmente, la responsabilità dell’attuale situazione ricade non solamente sulla Lega ma anche sul Movimento 5 Stelle, che, pur avendo un vice premier responsabile delle politiche sociali e un’altra sua esponente Ministra della Salute, tace e acconsente.

Proprio perché la situazione è pessima, occorre che i parlamentari antiproibizionisti presenti in Parlamento uniscano le forze, ricostituendo l’Intergruppo Parlamentare per la Legalizzazione e richiedendo che sia discussa finalmente la proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis, promossa da Radicali Italiani.

Invito i cittadini a firmare e far firmare online l’Appello relativo.

Torino, 12 luglio 2019

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