Hong Kong. Non possiamo ignorare i carri armati cinesi e la richiesta d’aiuto delle manifestazioni democratiche

Manzi e De Grazia (Radicali italiani): Il battito d’ali di farfalla in Cina provocherà un risveglio delle nostre silenti democrazie?

Dichiarazione di Silvja Manzi, segretaria di Radicali italiani, e Patrizia De Grazia, coordinatrice Associazione radicale Adelaide Aglietta:

Proseguono le manifestazioni pro-democrazia a Hong Kong e le reazioni del Governo della Repubblica Popolare Cinese si fanno ogni giorno più allarmanti. La mobilitazione di massa – innescata da una proposta di legge sull’estradizione (adesso decaduta grazie alle proteste) che avrebbe portato persone da Hong Kong a essere processate in Cina, con il timore che potessero essere colpiti dissidenti e oppositori politici del regime di Xi – ha visto nuovamente le violente reazioni della polizia, che non ha esitato a utilizzare gas, lacrimogeni e spray urticanti contro manifestanti pacifici e anche minorenni. La situazione ha attirato le preoccupazioni dell’ONU e del suo Alto Commissario per i diritti umani, che ha chiesto l’apertura immediata di un’inchiesta sui comportamenti delle forze dell’ordine nei confronti dei manifestanti. I feriti sono decine, alcuni permanenti, e gli arresti numerosi; tra di loro moltissimi adolescenti. Eppure il Governo cinese ha risposto con sdegno alle critiche, esortando l’ONU

“a cessare di interferire negli affari di Hong Kong, nonché a smettere di fare commenti irresponsabili”

su quella che ritiene essere una questione meramente interna.
La Cina considera “terroristi” i manifestanti e da giorni sta muovendo veicoli militari verso la città cinese di Shenzhen, al confine con Hong Kong. La giustificazione ufficiale è una semplice, ma massiccia, esercitazione dell’esercito, e il pesante avvertimento nei confronti dei manifestanti di Hong Kong è evidente.
Nel trentennale anniversario di Piazza Tienanmen ricordiamo tutti le immagini del ragazzo in piedi di fronte a una fila di carri armati e le repressioni violente di quei giorni. Un vero e proprio massacro definito in Cina dalla parola “incidente”; così come altri “incidenti” continuano ad accadere in Tibet, Turkestan Orientale e Mongolia interna. “Incidenti” del genere che uccide, che arresta, che reprime le libertà civili, politiche e democratiche dei cittadini con la violenza delle armi.
Il nostro Paese ha da poco stilato un accordo commerciale con la Cina, ma qualsiasi accordo che preveda scambi di merci non può – come già denunciammo proprio in occasione del dibattito sul Memorandum sulla Via della Seta – ignorare le questioni che riguardano i diritti umani.
In queste ore l’Unione Europea, con l’Italia, deve avere la forza di prendere una posizione convinta, netta e unita contro la violazione dei diritti umani e dei principali pilastri di uno Stato di diritto, perpetuata dalle forze di polizia di Hong Kong e delle intimidazioni, per nulla velate, mosse dal Governo Cinese.
Perché il battito d’ali della farfalla democratica di Hong Kong, non può non provocare una decisa reazione delle nostre finora silenti democrazie.

14 agosto 2019

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