La cura dei morti, l’abbandono dei vivi.

Il “caso Sardegna” della soppressione del coordinamento per l’accoglienza e del cimitero dei non nati.

Finalmente, dopo mesi d’immobilismo, le giunte Regionale e del Comune di Cagliari, hanno presentato i loro primi atti di indirizzo politico, ma la direzione che indicano è quella di una pericolosa involuzione sociale.

Da una parte, su proposta dell’assessore regionale agli affari generali, Valeria Satta verrà soppresso, prima della scadenza naturale del 31 dicembre 2019, l’Ufficio di coordinamento Regionale per l’accoglienza dei migranti preposto al coordinamento delle attività relative ai flussi migratori non programmati; dall’altra la Giunta del Comune di Cagliari, con la mozione “ninna nanna fillu meu” (ninna nanna figlio mio) ha proposto che si cambiasse la denominazione di “prodotto abortivo” con quella di “bambino mai nato” e che si creasse un registro dei prodotti delle interruzioni di gravidanza che, su richiesta ma a spese del Comune, possono trovare sepoltura in una sezione dedicata del cimitero del capoluogo sardo denominata “giardino degli angeli”. Una patente predilezione della “non vita” rispetto alla “vita”, cioè il contrario di quello che credono di affermare.

“È un diritto della donna elaborare il dolore di un aborto (spontaneo o volontario che sia) nel modo che crede più opportuno, ma al contempo è il dovere di un’amministrazione pubblica avere chiare le proprie priorità di azione.”, dichiarano Laura Di Napoli, segretaria di Sardegna Radicale, e di Barbara Bonvicini, presidente di Radicali italiani.

“È singolare il fatto che, una Giunta regionale costituita allo scopo di ristabilire l’ordine e superare le situazioni emergenziali con un coordinamento efficiente tra comuni, prefetture, forze di polizia e strutture sanitarie, decida invece di sopprimere l’organo atto a coordinare e gestire i flussi dei barchini fantasma proprio nei mesi estivi, ricreando la medesima situazione caotica gestita dall’organo sopresso. – proseguono – “Al contempo, è vergognosa l’opera del Comune di Cagliari che mira a sovvertire 40 anni di lotte per l’emancipazione femminile attraverso l’utilizzo di termini antiscientifici: non si può considerare “bambino” il frutto del concepimento sotto le venti settimane.“.

“La situazione è grottesca anche se consideriamo il lato economico del provvedimento del Comune, ove si prevede che i costi di una scelta personale (trasporto del feto, sepoltura, oneri cimiteriali) siano a carico del Comune e della cittadinanza. – concludono Bonvicini e Di Napoli, rivolgendosi alla Giunta di Fratelli D’Italia – Siano almeno coerenti con loro stessi: se trattano un “prodotto abortivo” come qualsiasi altro defunto, le spese sostenute devono essere a carico del privato in base alla sua fascia di reddito e non in capo a tutta la cittadinanza.”

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