Rocchelli/Mironov. Manzi: Motivazioni sentenza condanna Markiv dimostrano che siamo di fronte a un processo politico

Le motivazioni della sentenza di condanna contro Vitaly Markiv dimostrano che siamo di fronte a un vero e proprio processo politico inquinato dalla propaganda russa.

Dichiarazione di Silvja Manzi (Segretaria di Radicali Italiani):

«Sono state pubblicate le motivazioni della sentenza di condanna a 24 anni al cittadino italo-ucraino Vitaly Markiv per l’uccisione di Andrea Rocchelli e Andrei Mironov. Il Codice di procedura penale, all’articolo 533, così recita: “Il giudice pronuncia sentenza di condanna se l’imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio”. Questa sentenza, le sue motivazioni gridano vendetta contro il giusto processo e la giustizia giusta che auspichiamo e invochiamo.

Rimandiamo preventivamente al mittente le accuse di chi giudica la nostra critica fortissima contro la sentenza Markiv come critica politica, il contrario. Noi in quell’evento abbiamo perso un amico, il compagno di lotte radicali Andrei Mironov (ucciso insieme al giornalista Andrea Rocchelli) che con noi ha fatto iniziative contro il regime sovietico e oggi era, come noi, avversario del regime putiniano.

Nelle motivazioni, scritte da chi non si è mai recato sul posto, vi sono molti elementi letteralmente incredibili che invertono la realtà dei fatti e la realtà storica; altro che colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio:

  • si dice che Markiv abbia sparato con un AK74 da 1,6 km di distanza, da una collina, mentre il tiro utile di quell’arma è di massimo 800 metri, il tutto mentre gli esperti balistici hanno certificato che gli spari colpiscono l’auto dal basso verso l’alto (in allegato la foto dell’auto);
  • non si considera affatto che mentre gli ucraini di tutta evidenza non avevano nulla contro i giornalisti e quindi nulla contro Andy Rocchelli, lo stesso non si può sostenere per i separatisti russi (e i servizi segreti russi) che invece da anni avevano nel mirino Andrei Mironov, rinchiuso nel passato in un Gulag per le sue attività antisovietiche e fino all’ultimo militante anti-putiniano;
  • nelle motivazioni si legge che “la fazione ucraina è responsabile di ulteriori attacchi che con analoghe modalità coinvolsero altri giornalisti”; questa affermazione fa riferimento a un documento dell’OSCE depositato agli atti che dice esattamente l’opposto, dice cioè che gli attacchi ai giornalisti sono dei russi;
  • e ancora: “I fatti per cui è processato si verificarono il 24 maggio 2014 … a seguito infatti della dichiarazione di indipendenza da parte dell’Ucraina”. L’Ucraina è indipendente dal 1991!

E scrive di una “guerra civile in atto dove gli insorti ucraini avevano conquistato la limitrofa collina”. Gli insorti ucraini? Si confonde aggressore e aggredito, si ignora una violazione dell’integrità e della sovranità territoriale dell’Ucraina da parte della Russia riconosciuta e condannata internazionalmente.

In questo processo, che fa torto innanzitutto a Rocchelli e Mironov, la prima vittima è il condannato senza attenuanti Vitaly Markiv, ma le seconde sono proprio le memorie delle vittime e dei loro famigliari, e la terza è la giustizia. Perché la realtà è che questa sentenza è emanazione della stessa propaganda russa e si è voluto colpire l’unico individuo perseguibile in Italia in quanto italo-ucraino.

Rilanceremo dal nostro Congresso nazionale di Torino dell’1-3 novembre questa iniziativa di denuncia come paradigmatica dello stato della Giustizia italiana.»

Roma, 23 ottobre 2019

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