ILVA: Dopo le preoccupanti inadempienze dello Stato parlare di nazionalizzazione è fuori dal mondo

Da quanto apprendiamo dai documenti ufficiali presentati presso le Camere e il Ministero dell’Ambiente, in particolare durante l’ultima riunione dell’Osservatorio ambientale Ilva istituito presso il Ministero con gli enti di controllo, ad oggi Mittal risulta in regola con gli adempimenti e le prescrizioni fissate dal Piano Ambientale fissato nel dpcm 2017 e con l’addendum di settembre 2018.

A risultare invece in ritardo con gli impegni ambientali fissati dal contratto è ILVA in Amministrazione Straordinaria, quindi i Commissari che avrebbero dovuto occuparsi della bonifica delle aree escluse dall’accordo con Mittal.

Tra le aree escluse tutte quelle non acquisite in asset produttivi oltre alle discariche che dovevano essere bonificate utilizzando il miliardo e trecento mila euro sequestrato ai Riva, e attraverso l’impiego di 300 dei 3100 lavoratori che nel passaggio sono rimasti in cassa integrazione.

Da oltre un anno nessuno dei 300 lavoratori è stato impiegato e nessuna delle opere di bonifica messa in atto. La cosa è ancora più grave se si considera che gran parte di queste aree come la Discarica Mater Gratie e la Leucaspide ricadono nel perimetro del Sito di Interesse Nazionale per il grave stato di inquinamento. Le stesse aree sono state poste sotto sequestro dalla Procura per gli sversamenti illeciti rilevati.

Inoltre, essendo l’Amministrazione Straordinaria un particolare tipo di Commissariamento, molti dei documenti ad essa inerenti sono coperti da omissis e privi dell’obbligo di pubblicità e trasparenza come dovuto alle comuni amministrazioni. Per tale ragione non è dato sapere neppure se e come sia stato finora rilevato e gestito quel miliardo e trecentomila euro sequestrato ai Riva e vincolato per le bonifiche. Mentre AS risulta ancora in passivo rispetto al pagamento dei crediti verso le aziende dell’indotto che hanno effettuato le commesse per l’azienda in tutti questi anni di gestione commissariale.

Basterebbero queste inadempienze, sotto il profilo ambientale, economico e occupazionale, accumulate in 6 anni di proprietà statale, per preoccupare rispetto a un qualunque ritorno in pianta stabile della gestione in mano all’Amministrazione Straordinaria o allo Stato.

Analoga situazione si verificò a Bagnoli con la gestione pubblica delle opere di bonifica da parte di Bagnolifutura, oggetto di lunghe indagini che hanno accertato lo sperpero di risorse pubbliche e l‘assenza di risultati in termini di bonifica.

Massimiliano Iervolino, segretario di Radicali italiani

12 novembre 2019

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