Cannabis light: il caso dei 56 imprenditori accusati di spaccio e assolti, grazie all’archiviazione del Tribunale di Taranto, dimostra ancora una volta l’urgenza di regolarizzare la commercializzazione

“Il 22 gennaio il Tribunale di Taranto ha formalmente archiviato il procedimento giudiziario che vedeva indagati 56 titolari di 48 punti vendita di cannabis light, ingiustamente accusati di spaccio di sostanze stupefacenti. Questa vicenda dimostra ancora una volta l’urgenza di legalizzare e regolamentare il settore: è la stessa procura ad affermare che sono state le ‘asimmetrie interpretative’ a rendere ‘inevitabile l’errore nel quale sono incorsi gli indagati nel momento in cui hanno dovuto fronteggiare una norma che non brillava per chiarezza’. In pratica il reato non sussisteva, come affermato dal gip, poiché gli imprenditori non erano consapevoli del fatto che la loro attività fosse illecita a seguito dell’entrata in vigore della Legge 242/16” dichiarano Massimiliano Iervolino e Giulia Crivellini, Segretario e Tesoriera di Radicali Italiani.

“Il danno subito da questi cittadini è gravissimo, a livello di immagine, quanto economico. Sono stati etichettati come ‘spacciatori’, hanno visto apporre i sigilli ai loro esercizi commerciali e il materiale all’interno degli stessi è stato sequestrato. Non possiamo consentire che questa condizione di incertezza si perpetri, esponendo gli attori del settore al rischio di perdite e danni a causa di un accanimento proibizionista e irrazionale. A pagare il prezzo di questa opposizione a ogni forma di regolamentazione della commercializzazione della cannabis light nel nostro paese, sono consumatori e imprenditori, mentre il grande narcotraffico non risulta affatto scalfito”.

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