Coronavirus: no a repressione per fermare rivolte nella carceri, servono misure alternative e ampliare contatti telefonici

“Se è difficile per chiunque vivere in questo periodo con i provvedimenti di contenimento del virus, lo è a maggior ragione per chi vede ristrette le sue libertà, chi è detenuto.

Una situazione che è esplosiva, per sovraffollamento, strutture carenti e personale insufficienti, diviene oggi fuori controllo in molte realtà.

Da una parte vi è il rischio di contagio all’interno, con una sanità impreparata a gestire la situazione qualora divenisse realtà.

Dall’altra la possibilità di ulteriori rivolte è evidente ed è impensabile utilizzare la semplice repressione.

Le restrizioni messe in atto per i detenuti aggravano il loro isolamento e la disperazione.

La decretazione d’urgenza, spesso utilizzata a sproposito, qui potrebbe consentire il temporaneo ampliamento delle misure alternative al carcere e, a livello delle singole strutture, si dovrebbero estendere di molto le possibilità di contatti telefonici con famigliari e amici che oggi non possono andare a trovare chi è in carcere.

Non occuparsi del dossier carcere subito significa porre le premesse per alimentare una situazione che sta per fuggire di mano completamente” dichiarano Massimiliano Iervolino, Giulia Crivellini e Igor Boni, Segretario, Tesoriera e Presidente di Radicali Italiani.

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