Dipartimento immigrazione degli Stati membri dell’UE: “Distanza sociale e lavaggio mani funzionano veramente”

Lesbo, 1 aprile 2020

Questa mattina, in seguito all’incontro del gruppo di lavoro formato da diversi ministri che si occupano di immigrazione per valutare l’impatto del COVID 19 su alcuni dei residenti UE più fragili, gli Stati membri dell’Unione Europea si sono trovati finalmente d’accordo.

“Abbiamo grande esperienza nel lavarci le mani da questo tipo di responsabilità”, commenta il portavoce del gruppo. “La distanza sociale è diventata una concreta politica dell’UE il 18 marzo 2016”, aggiunge. “La fortezza Europa ha una lunga storia, non avremmo potuto essere più pronti per affrontare questa pandemia”.

Rifugiati e migranti da tutta Europa hanno raccontato come l’epidemia e le misure messe in atto dai governi per evitare la diffusione del virus abbiano influito sulle loro vite.

Un uomo siriano che vive in un campo di rifugiati in Grecia ha detto: “La mia famiglia è un incubo totale, quindi avere pochi contatti tramite social media va benissimo per me. In più, la mancanza di accesso a una rete Wi-Fi e la lentezza della linea internet da telefono forniscono un’ottima scusa per non chiamare a casa troppo spesso”.

Un rappresentante della comunità curda in Germania ha detto: “Capisco l’urgenza degli europei di fare scorta di pasta senza glutine, avocado e sostituti del latte. Ad ogni modo, data la mia lunga esperienza di quarantena in sotterranei di calcestruzzo e grotte, posso assicurare che il latte di capra, se non ben refrigerato, va a male molto velocemente”.

Nel frattempo, un’insegnante eritrea che si è offerta di fare lezione per passare il tempo durante la quarantena, nel famoso campo profughi di Moria sull’isola greca di Lesbo, ci ha svelato un segreto. “Il problema di matematica di oggi non ha soluzione!” – scherza. “La domanda è: se 20.000 persone, chiuse in uno spazio pensato per 3.000, devono seguire le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che prevedono di lavare le mani per 20 secondi e mantenere una distanza di due metri gli uni dagli altri, quante fontanelle servono? Se è presente una sola fontanella ogni 1.300 persone, come può funzionare?”.

Autorità e politici, inoltre, sono entusiasti di mostrare quanto stanno facendo per proteggere le comunità più vulnerabili. Nei Paesi Bassi, ad esempio, il Servizio Olandese per l’Immigrazione e la Naturalizzazione (IND) ha ribadito la propria determinazione nel “mantenere una distanza di 3.000 km tra i rifugiati e i membri delle loro famiglie”, una pratica affinata negli anni rifiutando i ricongiungimenti familiari.

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha postato su Instagram una foto per spiegare come la distanza può essere praticata in politica: “La sinistra si sposta al centro, il centro si scambia con la destra, e la destra viene spinta verso l’estrema destra”. “La cosa più importante”, ha aggiunto, “è lavarsi le mani dopo ogni elezione.

Meno colpiti i gruppi di estrema destra che hanno ammesso come la diffusione del coronavirus abbia provocato una “temporanea battuta d’arresto” alla violenza e all’odio scatenati negli ultimi tempi su migranti, rifugiati e loro sostenitori al confine greco.

“Ci sarebbero abbastanza ingredienti per preparare delle molotov se solo tutti smettessero di andare in giro a fare scorte”, si legge in un loro annuncio su Facebook. Ad ogni modo, il portavoce di un gruppo neofascista del nord Europa è stato più ottimista: “fortunatamente, negli ultimi anni la politica mainstream si è appropriata della nostra retorica e delle nostre azioni e ha praticamente fatto il lavoro per noi. Le persone sono state rinchiuse nei centri di detenzione e spogliate dei loro diritti. Tutto ciò è molto incoraggiante e rispolvera grandi ricordi degli anni ‘30”.

Fuori dai campi, abbiamo contattato iracheni, somali e molti altri cittadini delle ex colonie europee, ognuno dei quali ha dimostrato sollievo nello scoprire che la distanza sociale fosse una strategia governativa ufficiale. “Avevo quasi perso fiducia nell’umanità”, ha ammesso un giovane afgano che vive in Austria. “Le persone mi evitavano, attraversando la strada al mio passaggio e stando almeno a due metri di distanza da me. Pensavo fossero razzisti, ma adesso capisco che si attenevano semplicemente alla politica dell’UE”.

POST COLLEGATI

Mettiti in contatto con noi

 

DIFFONDI LA CAMPAGNA