Per non vanificare i sacrifici di tutti abbiamo bisogno di più test e di tracciare i contatti

Il distanziamento sociale è servito a guadagnare tempo e diluire l’impatto sul sistema ospedaliero. Si è rallentato il contagio, allestito nuovi posti di terapia intensiva e iniziato a produrre sistemi di protezione individuale come le mascherine, ma ora è necessario mettere a punto una strategia per dare al paese una prospettiva di uscita.  Occorre un cambio di passo per andare oltre il contenimento e il distanziamento sociale e uscire al più presto dal momento di grave disagio che stiamo vivendo.

PER AUMENTARE I TEST

A tal fine è necessario raccogliere urgentemente l’invito ad aumentare quanto più possibile la capacità di effettuare test, anche sierologici, che larga parte della comunità scientifica italiana ha rivolto al governo, ormai alcuni giorni or sono. Con una lettera aperta rivolta al Presidente del Consiglio e ai Presidenti delle Regioni, circa 300 tra i più autorevoli scienziati e ricercatori, a capo di IRCCS e dei principali Istituti di ricerca biomedica, hanno messo a disposizione, come contributo gratuito al paese, i laboratori di ricerca presenti sul territorio, le proprie competenze, il personale e le attrezzature, per aumentare la capacità di produrre test. Gli scienziati, infatti, ritengono che poter effettuare un alto numero di test è fondamentale per proteggere le categorie ad alto rischio di infezione, quali il personale sanitario e tutti coloro che sono esposti al contatto continuo con il pubblico.

Inoltre, la possibilità di fare più test, significherebbe poterli estendere ai sintomatici, anche lievi, oggi costretti a volte senza motivo all’isolamento, e consentirebbe di interrompere con tempestività la catena del contagio, perché una volta individuati i positivi, si potrebbe effettuare lo screening su coloro che, pur non presentando sintomi, siano stati in contatto con essi.

Infine, dato che i numeri mostrati ogni giorno dalla protezione civile sono molto sottostimati, è evidente che occorre al più presto cominciare a testare la popolazione per identificare le persone immunizzate e non più infette, probabilmente diversi milioni secondo lo studio dell’Imperial College di Londra, che potrebbero tornare immediatamente alla vita normale.

PER TRACCIARE GLI SPOSTAMENTI RISPETTENDO LA PRIVACY

In quest’ottica, all’ampliamento della possibilità di effettuare test offerto dagli scienziati, andrebbe coniugato l’utilizzo di procedure di tracciamento degli spostamenti delle persone positive, per ricostruire velocemente a ritroso la catena dei contatti e circoscrivere tempestivamente eventuali focolai. Sono procedure che però vanno attuate con la massima cautela per evitare di mettere in contrapposizione il diritto alla salute con il diritto alla Privacy.  Il 19 marzo Il comitato europeo per la protezione dei dati ha adottato una dichiarazione sul trattamento dei dati personali nel contesto dell’epidemia di COVID-19 attraverso la quale delinea gli ambiti, gli strumenti e i limiti entro cui possono muoversi i governi europei. Il tracciamento dei contatti (Contact Tracing) può essere reso possibile, attraverso norme legislative di carattere eccezionale, solo se necessario, adeguato e proporzionato. Tali misure devono essere conformi alla Carta dei diritti fondamentali e alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Inoltre, esse sono soggette al controllo giurisdizionale della Corte di giustizia dell’Unione europea e della Corte europea dei diritti dell’uomo.

  •  I dati devono essere trattati per finalità specifiche ed esplicite, gli interessati dovrebbero ricevere informazioni trasparenti sulle attività di trattamento svolte e sulle loro caratteristiche principali, compreso il periodo di conservazione dei dati raccolti e le finalità del trattamento.
  • È importante adottare adeguate misure di sicurezza e riservatezza che garantiscano che i dati personali non siano divulgati a soggetti non autorizzati.
  • Si dovrebbero documentare accuratamente le misure messe in campo per gestire l’attuale emergenza, e il relativo processo decisionale.
  • Riguardo all’uso dei dati di localizzazione da dispositivi mobili,  si deve applicare anche il principio di proporzionalità. Si dovrebbero sempre preferire le soluzioni meno intrusive, tenuto conto dell’obiettivo specifico da raggiungere. Misure invasive come il “tracciamento” (ossia il trattamento di dati storici di localizzazione in forma non anonimizzata) possono essere considerate proporzionate in circostanze eccezionali e in funzione delle modalità concrete del trattamento.
  • Tuttavia, tali misure dovrebbero essere soggette a un controllo rafforzato e a garanzie più stringenti per assicurare il rispetto dei principi in materia di protezione dei dati (proporzionalità della misura in termini di durata e portata, ridotta conservazione dei dati, rispetto del principio di limitazione della finalità).

PER RILANCIARE L’INTEGRAZIONE EUROPEA

L’orizzonte europeo è fondamentale per riavviare un ciclo economico sano e virtuoso, per questo i cittadini europei devono poter tornare a circolare in piena sicurezza all’interno dell’Unione. Questo sarà possibile solo se potremo fare affidamento su protocolli e strumenti comuni.  Il governo deve dunque farsi promotore di un nuovo processo volto non solo all’integrazione di misure fiscali a livello europeo ma anche a di politiche sanitarie comuni di contrasto a presenti o futuri fenomeni epidemici o pandemici. Il virus del sovranismo potrà essere sconfitto solo se saremo in grado, a partire dalla tragedia che accomuna tutti i cittadini europei, di rilanciare un processo di integrazione quanto mai necessario.

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