Coronavirus: la trasparenza come antidoto

La gestione dell’imminente “Fase 2” sarà possibile soltanto a patto che si realizzi un cambio di passo anche nella disponibilità e nella diffusione delle informazioni di dettaglio sull’andamento epidemico.

Nelle ultime settimane siamo stati abituati ai bollettini quotidiani realizzati dalla protezione civile e dalle regioni, relativi ad alcuni parametri come il numero dei contagi e dei decessi, che nel tempo hanno rivelato la loro inadeguatezza e perciò perso di significato, come messo in luce dalle stime molto diverse tra loro che a partire da quei dati sono state avanzate da studiosi e scienziati.

La ripartenza ci vedrà ora confrontare con nuovi parametri, come disponibilità di tamponi su larga scala, la popolazione su cui i tamponi vengono effettuati, il rapporto tra i malati e la disponibilità di letti per il ricovero ospedaliero, la reperibilità di dispositivi di protezione individuale, il numero dei ventilatori polmonari sul territorio, l’occupazione dei posti di terapia intensiva: la disponibilità di questi dati sarà possibile solo attraverso la collaborazione delle molte realtà organizzative e territoriali che li detengono, in un panorama che attualmente pare caratterizzato da una grandissima frammentazione.

Chiediamo pertanto che un unico soggetto nazionale, che dovrebbe essere individuato nell’Istat, sia incaricato di selezionare dati, parametri di riferimento e standard di raccolta dati, di provvedere alla loro sistematizzazione, alla loro validazione ed eventuale correzione, ed infine di garantirne la circolazione in formato aperto e disaggregato (sebbene rispettando l’anonimato dei dati stessi): il tutto con tempistiche tali da garantire la possibilità di effettuare analisi tempestive, e perciò utili a fornire indicazioni mentre le cose accadono, e non soltanto a posteriori.

Molte informazioni oggi risultano indisponibili, o disseminate in modo che non consente il loro confronto e la loro elaborazione, e che tra l’altro non hanno la sufficiente granularità territoriale per garantire il monitoraggio dell’andamento del contagio in realtà locali circoscritte, al fine di poter rapidamente prendere le contromisure necessarie e di fornire supporto ai comuni strumenti di pianificazione per l’ordinata organizzazione dei servizi.

A titolo meramente esemplificativo, e non esaustivo, per ogni paziente sottoposto a tampone sarebbe utile conoscere:

  • età;
  • sesso;
  • comune di domicilio e relativo Cap;
  • azienda sanitaria di riferimento;
  • data di esecuzione tamponi e risultati dei tamponi;
  • data di inizio dei sintomi (se disponibile);
  • eventuale Rsa di residenza;
  • eventuali date di inizio e fine dell’isolamento domiciliare;
  • eventuali date di inizio e fine dell’ospedalizzazione, e relativa struttura ospedaliera;
  • eventuali date di inizio e fine della permanenza in terapia intensiva, e relativa struttura ospedaliera;
  • esito finale (decesso o guarigione).

Eventualmente alcuni dati possono essere oscurati se permettono di identificare un paziente (ad esempio, se proveniente da Rsa con un piccolo numero di residenti, il dato sulla Rsa si può tralasciare).

La struttura necessaria dovrebbe avere, in ultima istanza, le competenze legate alla trasparenza e alla rendicontazione che riteniamo irrinunciabili non solo per la gestione della nuova fase, ma anche a sostegno del dibattito pubblico e democratico. La sua perdurante assenza creerebbe inefficienza e lascerebbe terreno libero a strumentalizzazioni fondate sulla mancanza di fonti di dati certi, autorevoli e liberamente consultabili e verificabili.

Chiediamo dunque che questa struttura, che a nostro parere dovrebbe essere individuata in seno all’Istat, venga urgentemente approntata e messa al lavoro: non soltanto per riunire in un unico set tutti i dati disponibili, per individuare eventuali carenze e per colmarle in tempi rapidi, ma anche per assicurare la trasparenza che è indispensabile al dibattito pubblico di un paese autenticamente democratico.

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