Alluvioni in Piemonte: Boni, le bufale di Cirio un anno fa oggi fanno ancora più rabbia

Poco meno di un anno fa, dopo l’alluvione dell’Ovadese del 22 e 23 ottobre 2019 il Presidente Alberto Cirio aveva rilasciato in video le seguenti dichiarazioni che si possono ascoltare al link sottostante.
“Per evitare crisi nel futuro dobbiamo fare in modo che i nostri Comuni, i nostri sindaci, i nostri anziani, che li hanno sempre puliti i fiumi, possano continuare a farlo. (…) non avevano la laurea né in geologia né in ingegneria idraulica, eppure li mantenevano e questi problemi non li avevamo… Le precipitazioni erano allora come sono oggi…. Prima della tutela dell’ambiente viene la tutela delle persone perché la vita umana è più importante dell’ambiente che ci circonda”.
https://www.facebook.com/groups/geologi.it/permalink/10157782267119083/

Dichiarazioni di Igor Boni (Presidente di Radicali Italiani):
“Il Presidente Cirio dimostrava un anno fa la sua completa inadeguatezza rispetto a quanto sta accadendo ai nostri territori, provocando le proteste dell’Ordine dei geologi e di decine di professionisti del settore. Dire che non vi siano state modificazioni nelle precipitazioni dal tempo dei nostri nonni ad oggi è una sonora bufala; proprio quest’anno abbiamo visto una delle siccità più dure dell’ultimo mezzo secolo a inizio 2020, seguita da eventi alluvionali come quelli dello scorso fine settimana. Questa modalità sta divenendo la regola in una Regione che in poche decine di anni ha visto la temperatura media innalzarsi di due gradi. Che poi la tutela dell’ambiente sia in contrasto con la tutela delle vite umane è un’altro insulto alla logica perché è esattamente vero l’opposto come dimostrano i fatti e come ogni ricercatore in campo ambientale potrebbe confermare. Oggi, di fronte all’ennesima tragedia, Cirio ha altri utili consigli da dare?
E’ ora di smetterla con l’emergenza permanente, che porta allo scaricabarile verso i Comuni o verso le associazioni ambientaliste o verso il Governo… Si deve investire su una gestione del territorio che tenga conto che queste situazioni si ripeteranno con frequenza sempre più intensa e che non tutti i danni sono evitabili. Serve innanzitutto smettere di costruire in prossimità delle aree dove i fiumi, i torrenti e i rii possono arrivare, con anche il coraggio di abbattere e ricostruire altrove, servono vasche di laminazione e servono, in montagna, sistemi di allerta per le popolazioni utilizzando le tecnologie che si hanno. Serve gestire il territorio montano sapendo che questi eventi sono e saranno una realtà e nelle aree di pianura smetterla con l’impermeabilizzazione dei suoli che aumenta l’impatto delle alluvioni non consentendo alle acque di infiltrarsi. Serve, in sintesi, utilizzare le conoscenze scientifiche per pianificare, smettendo di far finta che il problema non esista fino a quando la volta successiva arriva di nuovo l’acqua a invadere case e strade”.

Torino, 5 ottobre 2020

Tag:

POST COLLEGATI

Mettiti in contatto con noi

 

DIFFONDI LA CAMPAGNA