Appello al Ministro dell’ambiente Costa per la bonifica dei Siti di Interesse Nazionale

Dopo venti anni di veleni e centinaia di milioni di euro spesi le aree contaminate nel nostro Paese mettono ancora a repentaglio la salute di milioni di persone.

Porto Marghera, Casale Monferrato, Gela e il fiume Sacco sono solo alcuni dei 41 siti di interesse nazionale (SIN), altamente inquinati ad elevato rischio sanitario, sparsi su tutto il territorio nazionale.

Dal 1998 l’Italia ha stanziato oltre 3 miliardi per bonificare queste aree ma i lavori stentano a completarsi, se non addirittura a partire: sul totale della superficie gli interventi di bonifica risultano conclusi solo per il 15% dei suoli e il 12% delle acque sotterranee.

Per questo chiediamo al Ministro dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare, Sergio Costa di:

  • destinare una quota del Recovery fund alla bonifica dei SIN;
  • proporre al Parlamento un testo unico delle bonifiche per unificare le norme che sono sparse in vari provvedimenti eliminando quelle contraddittorie;
  • prevedere un geo database attraverso un portale pubblico con tutti i dati aggregati delle matrici;
  • di applicare il principio “chi inquina paga” conseguente alla direttiva comunitaria sulla responsabilità ambientale;
  • semplificare i procedimenti.

Firma ora il nostro l’appello.


Di seguito l’appello completo.

Gentile Ministro Costa,

in queste ore Radicali Italiani ha lanciato una campagna dal titolo “Chiudiamo i conti con il passato” per chiedere con urgenza la bonifica dei Siti di Interesse Nazionale.

I SIN rappresentano nel nostro Paese delle aree contaminate molto estese classificate come pericolose. Oggi in Italia di queste zone altamente inquinate ne esistono 41, tra cui Porto Marghera, Gela, Priolo, Casale Monferrato, Brescia, Porto Torres e il fiume Sacco. Questi siti sono distribuiti in tutte le regioni italiane, tranne il Molise, e la procedura di bonifica è attribuita alla competenza del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministero dello sviluppo economico.

Da quasi venti anni lo Stato ha deciso di intervenire ma purtroppo siamo molto lontani dal raggiungere l’obiettivo finale. I dati sono drammatici: sul totale della superficie terrestre dei SIN ad oggi gli interventi di bonifica o messa in sicurezza sono conclusi solo per il 15% dei suoli e il 12% delle acque sotterranee. Per dare un’idea concreta di cosa parliamo basta citare la zona di Brescia (Caffaro) che ha come procedimento concluso il 2% dei suoli e lo 0% delle acque di falda, nonostante il grave stato di contaminazione scaturente dalle lavorazioni dello stabilimento che hanno inquinato non solo l’area di lavorazione ma l’intera città di Brescia e l’area circostante per quasi 50 km. Peggio ancora a Gela, dove nessun procedimento è stato concluso né per i suoli né per le acque di falda nonostante da anni in molte aree interne alla raffineria sia stata rilevata la presenza di diverse famiglie di contaminanti: idrocarburi leggeri e pesanti, mercurio, composti alifatici clorurati cancerogeni e, nelle acque di falda, alluminio, vanadio, arsenico, boro, manganese, cadmio, piombo, piombo tetraetile, ferro, cobalto, solfati, e molto altro. Gli altri 39 siti sono in situazioni analoghe: gli agenti inquinanti sono ancora presenti nei territori perimetrati con un elevato rischio per la salute della popolazione dei luoghi.

Per questo abbiamo sentito il dovere di lanciare la campagna “Chiudiamo i conti con il passato” che ha due obiettivi: il primo è sensibilizzare e informare l’opinione pubblica attraverso la pubblicazione sui nostri social, giorno dopo giorno, delle cartografie ufficiali di ogni sito riportando quanto è stato bonificato, quanto è stato speso e da quanti anni è iniziato il procedimento.

Il secondo obiettivo è quello di superare l’annoso problema attraverso delle proposte: in particolare chiediamo a Lei di impegnarsi affinché venga destinata una quota del Recovery Fund alla bonifica dei SIN, di applicare il principio “chi inquina paga” conseguente alla direttiva comunitaria sulla responsabilità ambientale, di prevedere e sottoporre al Parlamento un testo unico delle bonifiche per unificare le norme che sono sparse in vari provvedimenti eliminando quelle contraddittorie, di realizzare un geo database attraverso un portale pubblico con tutti i dati aggregati delle matrici ambientali in ogni sito perimetrato e di semplificare i procedimenti per sveltire finalmente le attività necessarie.

Non c’è più tempo da perdere, bisogna togliere quei veleni.

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