Parlamento: nuovo gruppo Radicali Italiani, Azione e +Europa opportunità per iniziative comuni

“Da oggi si uniscono le rappresentanze parlamentari di Radicali Italiani, +Europa e Azione. Come Radicali italiani abbiamo deciso di unirci a questo nuovo gruppo che concepiamo per ora come ‘tecnico’ ma che vorremmo rendere pienamente ‘politico”, dichiarano in una nota Massimiliano Iervolino, Giulia Crivellini e Igor Boni, segretario, tesoriera e presidente di Radicali Italiani.

“Vorremmo cioè concepire e realizzare iniziative politiche comuni; per questo riteniamo che sarà necessario avviare un coordinamento tra i responsabili politici dei movimenti e i rappresentanti di Camera e Senato coinvolti. Per quanto ci riguarda crediamo che questa possa rappresentare un’importante opportunità per le campagne che riteniamo urgenti e che abbiamo posto da tempo in tutte le sedi parlamentari. Dal superamento della Bossi-Fini per regolare in modo sicuro e umano il fenomeno dell’immigrazione, ai correttivi all’ultimo Decreto Immigrazione dove chiediamo tre modifiche per lasciarci alle spalle in modo risolutivo i provvedimenti di Salvini ma anche quelli precedenti di Minniti. E poi le campagne sui diritti civili con la calendarizzazione delle proposte di legge su legalizzazione della cannabis e dell’eutanasia; proposte che, in spregio al dettato costituzionale, giacciono da troppi anni indiscusse nei cassetti delle aule parlamentari. Così come per la gestione dell’emergenza Covid, chiediamo ufficialmente da maggio l’assoluta pubblicità di tutti i dati dell’epidemia disponibili al Governo e alle Regioni, perché senza dati, completi e disaggregati, qualsiasi decisione diventa opinabile e contestabile”, proseguono.

“Ma la prima urgenza che può vedere uniti Radicali, +Europa e Azione è la questione democrazia in Italia. Tema e pre-condizione che ci ha visto scendere in strada insieme nella campagna per il No al taglio dei parlamentari e che diviene ancora più centrale in epoca di emergenza, di provvedimenti straordinari e di mortificazione del lavoro legislativo. Il combinato disposto del taglio dei parlamentari, della legge elettorale con sbarramento alto, della legge sul registro dei partiti per l’accesso al 2×1000, e delle difficoltà nell’esercizio e nella garanzia del diritto di iniziativa popolare per i cittadini, di fatto conduce a riconoscere il ruolo di partito – e quindi la definizione di ‘politica’ – solo alle grandi organizzazioni. Ma come dimostra la storia di movimenti come quello Radicale, l’attività politica non si esaurisce nel solo momento elettorale né può rinchiudersi in un mero conteggio volto a pesare la consistenza di singole organizzazioni. Questo si tradurrebbe, ancora più di quanto non sia oggi, in una rincorsa spasmodica al consenso elettorale a danno del dibattito pubblico e delle urgenze delle persone. In questo modo milioni di cittadini rischiano di essere espulsi dal sistema della rappresentanza e della partecipazione diretta alla politica del Paese”, concludono

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