Covid: Bonafede batta un colpo sull’emergenza carceri

“Sin dall’aprile scorso, nel pieno della ‘prima ondata’, il Consiglio d’Europa ha richiamato l’attenzione degli Stati membri su norme e pratiche per aiutare i servizi penitenziari e della giustizia ad affrontare la pandemia da Covid-19, nel rispetto dei principi dello Stato di diritto e dei diritti umani.

Ebbene, ancora oggi, nel mezzo di una seconda ondata pandemica e con il numero di contagi tra detenuti e agenti penitenziari in preoccupante aumento, queste indicazioni rimangono colpevolmente ignorate dalle istituzioni italiane e dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede”, dichiara in una nota Giulia Crivellini, avvocata e tesoriera di Radicali Italiani.

“Ad oggi non si conoscono infatti i dati precisi del livello di contagio nei nostri istituti di pena, già sovraffollati, e come si intenda far fronte a questa emergenza. È più che mai urgente introdurre un sistema di monitoraggio quotidiano e centralizzato della pandemia nelle carceri, al contempo approvando misure più incisive per ridurre il numero di detenuti e il sovraffollamento carcerario – come da tempo e da molti richiesto -, e rafforzare i servizi sanitari negli istituti di pena, per garantire medesimi standard di assistenza della popolazione ‘libera’.

Il Consiglio d’Europa ha richiesto inoltre che vengono fornite informazioni chiare a tutti i detenuti e al personale, anche al fine di evitare tensioni e di garantire la comprensione e la cooperazione tra tutte le parti interessati”, prosegue.

“Per andare in questa direzione, chiediamo al Ministro della Giustizia Bonafede che venga organizzata la pubblicazione di FAQ sui siti web del Ministero e sia istituita una linea di assistenza per rispondere alle domande delle famiglie di detenuti, ormai stremati da questa opaca gestione dell’emergenza. Peraltro, con la sospensione delle visite familiari, occorre ripristinare al più presto il diritto all’affettività e al contatto, offrendo da subito e gratuitamente nelle carceri ulteriori possibilità di chiamate telefoniche o video o con altri mezzi di contatto e corrispondenza.

Più che una generica ‘emergenza – covid’ nelle carceri si vive una miriade di emergenze. Che il ministro Bonafede batta un colpo per farci sapere che c’è”, conclude.

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