Che cosa sono le ecoballe?

Nel luglio del 1997, la Regione Campania pubblicò il piano rifiuti che prevedeva la realizzazione di due termovalorizzatori e sette impianti per la produzione di combustibile derivato dai rifiuti (CDR).


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Nel 2000 la gara di appalto per l’affidamento dell’intera gestione del ciclo dei rifiuti venne vinta dall’ATI composta da Fisia Italimpianti, Impregilo, Babcock ed Evo, associazione temporanea che costituirà, poi, quali società per la realizzazione del progetto, la Fibe SpA e Fibe Campania SpA. Il contratto prevedeva l’effettuazione del servizio di smaltimento di rifiuti urbani, a valle della raccolta differenziata, mediante la realizzazione di sette impianti di produzione di combustibile derivato dai rifiuti (CDR), di un impianto dedicato alla produzione di energia elettrica mediante termovalorizzazione del CDR e delle relative discariche di servizio.

Nello stesso accordo, l’ATI vincitrice otteneva, dal commissario delegato, che, nelle more della costruzione dell’impianto di termovalorizzazione, con gli impianti di produzione CDR già in esercizio, il combustibile prodotto, pressato ed imballato in fogli di materia plastica, sarebbe potuto essere stoccato in un deposito intermedio temporaneo, anziché essere comunque smaltito in altri impianti per il recupero di energia.

I termini per la costruzione degli impianti non furono rispettati: soltanto alla fine del 2003 tutti e sette impianti di produzione del CDR entrarono in funzione. Ma la circostanza dirompente fu la mancata realizzazione del termovalorizzatore che sarebbe entrato in esercizio soltanto nel 2009, dopo la risoluzione del contratto con l’ATI affidataria: in assenza dell’inceneritore, gli impianti di produzione di combustibile continuarono, per anni, a produrre CDR che, in attesa di essere utilizzato, venne – come da contratto – pressato ed imballato in fogli di materia plastica, generando le cosiddette ecoballe. L’enorme quantitativo di ecoballe accumulato venne inizialmente depositato nelle aree di trasferenza dei rispettivi impianti di produzione di CDR: quando la quantità di materiale depositato divenne ingestibile, si rese necessaria l’individuazione di appositi siti di stoccaggio temporaneo.

Spettò alla Fibe, come da contratto, il compito – ed i connessi oneri finanziari di cui si dirà diffusamente oltre – di trovare aree o terreni, evidentemente ubicati nella regione Campania, idonei ad accogliere una così voluminosa massa di rifiuti, sebbene, successivamente alla risoluzione del contratto di servizio, la competenza circa l’individuazione dei siti di stoccaggio fosse della struttura commissariale.

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