Giustizia
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Appello al Governo sull’emergenza carceri: misure immediate

Fuori i detenuti in fine pena, misure alternative e domiciliari per evitare nuovi arrivi

Gentile Presidente Conte, Ministro Bonafede, Onorevoli Parlamentari,

La situazione nelle carceri italiane sta diventando in queste ore letteralmente esplosiva.
Se è difficile per chiunque vivere in questo periodo con i provvedimenti di contenimento del virus, lo è a maggior ragione per chi vede ristrette le sue libertà, chi è detenuto.

Una situazione che è già di per sé drammatica, per sovraffollamento, strutture carenti e personale insufficienti, diviene oggi fuori controllo in molte realtà, come purtroppo le più recenti notizie confermano. Da una parte vi è il rischio e la paura di contagio all’interno, che creano sentimenti di insofferenza e di incertezza non solo per chi ospita le strutture e lì lavora, ma anche per le famiglie dei detenuti e del personale impegnato; dall’altra la possibilità di ulteriori rivolte e disordini è evidente, ed è impensabile utilizzare la semplice repressione.

Le restrizioni che sono state messe in atto per i detenuti aggravano il loro isolamento e la disperazione. La scelta di bloccare i colloqui parentali e i rapporti con l’esterno appare peraltro del tutto insufficiente e già immediatamente smentita dai primi episodi di contagio che hanno riguardato agenti della polizia penitenziaria. Rispetto agli agenti, è evidente l’impossibilità di prevedere qualsiasi blocco all’accesso alle strutture.

È urgente predisporre misure che possano immediatamente ridurre il numero delle presenze e permettere la gestione dell’eventuale contagio con numeri limitati. Se il governatore De Luca individua in 5000 il tetto massimo di contagi gestibili per la sanità di tutta la regione Campania, è evidente che, laddove il contagio riguardasse l’istituto di Poggioreale, dove è impossibile approntare un qualsiasi argine alla diffusione della malattia, avremmo oltre 2000 detenuti malati in pochissimi giorni. E così in tantissimi regioni ed istituti di pena nel paese.

La decretazione d’urgenza, spesso utilizzata a sproposito, qui potrebbe consentire il temporaneo ampliamento delle misure alternative al carcere e, a livello delle singole strutture, si dovrebbero estendere di molto le possibilità di contatti telefonici con famigliari e amici che oggi non possono andare a trovare chi è in carcere.

Per questo riteniamo che da un lato il Governo e il Parlamento debbano prendere i provvedimenti di moratoria da più parti sollecitati, adottati addirittura dall’Iran, e dall’altro invitiamo la magistratura, attesa la riduzione del carico di udienze ordinarie, a disporre una task force per la concessione delle misure alternative. Ci sono centinaia di istanze pendenti che potrebbero essere decise in poco tempo se gli sforzi fossero concentrati soltanto su queste richieste. Se venissero valutate e istruite soltanto le istanze ex legge n. 199\10 e le ulteriori misure alternative concedibili in via provvisoria dal magistrato di sorveglianza potremmo raggiungere un primo rilevantissimo calo delle presenze in carcere.

Stiamo dicendo da giorni che il contagio da codiv-19 sarebbe arrivato nelle carceri a momenti e che lì sarà impossibile contenerlo e gestirlo. Si tratta di evidenze che richiedono un’immediata risposta da parte delle Istituzioni.

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