Democrazia
a4fcfb39-fa2d-443c-8b53-2a0c85627eb5

NO alla controriforma

Il comitato per il NO, contro il taglio dei parlamentari

Il prossimo 29 marzo gli elettori saranno chiamati a esprimersi sull’entrata in vigore della riforma costituzionale che riduce drasticamente il numero dei parlamentari. Se la riforma verrà confermata, la Camera sarà composta da 400 deputati (rispetto agli attuali 630) e il Senato da 200 senatori elettivi (rispetto ai 315 di oggi).
 
 
Il taglio del numero dei parlamentari non è di per sé un fatto negativo per le dinamiche istituzionali. Tuttavia fatto in questo modo e in misura così eccessiva può comportare una serie di rilevanti problemi all’organizzazione ed al funzionamento complessivo delle istituzioni democratiche.
 
 
In primo luogo, la riduzione del numero dei parlamentari avrebbe dovuto essere la conseguenza della riforma del Senato. Invece la riforma costituzionale mantiene il sistema bicamerale perfetto vigente e lascia irrisolti tutti i problemi che ne derivano: due camere fotocopia che non garantiscono la piena funzione legislativa del singolo parlamentare, poiché il potere esecutivo, in nome della governabilità, ne limita le funzioni attraverso l’abuso sia della decretazione d’urgenza che del ricorso al voto di fiducia.
 
 
Una situazione che rischia di essere ancora peggiore nella misura in cui il minor numero di parlamentari renderà molto difficile il lavoro nel luogo più importante dei processi decisionali, ossia le commissioni parlamentari. Ciò sarà vero soprattutto al Senato, dove sarà necessario ridurre il numero delle commissioni o il numero dei componenti con effetti negativi sulla capacità di svolgere le proprie attività.
 
 
La riduzione del numero dei Parlamentari diminuisce gli spazi di rappresentanza sia a livello territoriale che politico dato che l’ampliamento dei collegi elettorali ridurrà il rapporto tra elettori ed eletti e aumenterà il costo delle campagne elettorali.

 

Infine, qualora venisse anche equiparata l’età dell’elettorato attivo di Camera e Senato, le camere diventeranno, per quanto riguarda la loro composizione, due organi politicamente identici ma con proporzioni diverse. Le due “camere fotocopia” renderebbero il nostro bicameralismo ancora più lento e farraginoso, trasformando peraltro l’attività del Parlamento in seduta comune (che elegge organi di garanzia come il Presidente della Repubblica) meno in grado di garantire l’impianto pluralista della Repubblica.

 

Meglio sarebbe stato ridurre il numero dei parlamentari a 600 e farli insediare in una unica camera, superando il bicameralismo mediante trasformazione del Senato in camera di rappresentanza delle Regioni e delle Autonomie Locali. In questo modo il taglio del numero dei parlamentari non avrebbe generato le ripercussioni negative alle quali si rischia di assistere ad oggi.

 

I presenti firmatari oltre ad auspicare che il referendum impedisca l’entrata in vigore della riforma sulla riduzione del numero dei parlamentari puntano contestualmente a ottenere una nuova riforma costituzionale organica che superi l’attuale assetto bicamerale rispettosa del pluralismo politico e territoriale e delle procedure che presiedono all’elezione degli organi di garanzia, anche al fine di impedire l’attuazione dei “pieni poteri”.

 

Massimiliano Iervolino, Giulia Crivellini e Igor Boni, rispettivamente segretario, tesoriera e presidente di Radicali Italiani; il parlamentare Riccardo Magi, i consiglieri regionali Alessandro Capriccioli, Michele Usuelli e Francesca Franzoso, l’assessore del Comune di Milano Lorenzo Lipparini e i dirigenti di Radicali Italiani Angela Capuano, Roberto Cicciomessere, Alessandro Massari, Francesco Mingiardi, Tania Pace

DONAZIONI

Clicca qui per donare!

POST COLLEGATI

Press | Comunicati vedi tutti

Mettiti in contatto con noi

 

DIFFONDI LA CAMPAGNA