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No Election Day il 20-21 settembre. Firma la lettera al Presidente Mattarella


Partecipa QUI allo sciopero della fame


La scelta del 20 e 21 settembre per le prossime scadenze elettorali e referendarie rappresenta una violazione inammissibile delle regole democratiche.

A partire dal 14 giugno, diversi militanti radicali, insieme al Presidente Igor Boni, hanno iniziato uno sciopero della fame per affermare il diritto contro i soprusi, il rispetto delle regole contro l’indifferenza alla violazioni. QUI è possibile partecipare.

Insieme a +Europa ed Europa Verde abbiamo scritto una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella perché riteniamo stia proseguendo, aggravandosi, una pericolosa deriva che minaccia lo stato di diritto e le basilari regole democratiche del nostro Paese. Ci riferiamo in particolare alla intenzione, che pare in queste ore concretizzarsi, di fissare la data delle prossime scadenze elettorali e referendarie per il 20 e 21 settembre.

La data rende impossibile la partecipazione delle forze politiche che devono raccogliere le firme per poter presentare le liste, operazione improponibile ad agosto e con le attuali restrizioni.

Una campagna elettorale nel mese di agosto non consentirebbe alle forze politiche di poter informare adeguatamente gli elettori dei propri programmi e delle proprie proposte. Inoltre, la raccolta delle firme necessarie per accedere alle elezioni da parte delle liste che non possono usufruire delle esenzioni previste dall’attuale assetto normativo, si dovrebbe svolgere nel mese di luglio e in parte ad agosto, con le città vuote e nella assoluta impossibilità di reperire autenticatori disponibili.

Questa decisione inoltre, accorpando elezioni e referendum, cancella completamente il dibattito sul quesito costituzionale.

Ad aggravare questa situazione, in un momento di emergenza sanitaria, ci sono le restrizioni dovute alla necessità di mantenere basso il rischio di contagio, con l’obbligo di distanziamento e di sanificazione continua, che rendono sostanzialmente inattuabile la raccolta delle firme, se non al costo di esporre attivisti e cittadini a un grave rischio evitabile.

Si tratta di un evidente vulnus del principio di parità dei mezzi tra tutti i concorrenti: occorre a nostro avviso prendere atto della impossibilità di assicurare, per le date del 20 e 21 settembre proposte, le corrette condizioni di svolgimento delle competizioni elettorali.

Il testo integrale della lettera

“Egregio Signor Presidente della Repubblica,

Le scriviamo perché riteniamo stia proseguendo, aggravandosi, una pericolosa deriva che minaccia lo stato di diritto e le basilari regole democratiche del nostro Paese.

Ci riferiamo in particolare alla intenzione, che pare in queste ore concretizzarsi, di fissare la data delle prossime scadenze elettorali e referendarie per il 20 e 21 settembre.

Tale finestra temporale è a nostro avviso inammissibile per una serie di motivi che sentiamo il dovere di esporre alla Sua attenzione.

In primo luogo, la campagna elettorale si svolgerebbe, in buona parte, nel pieno mese di agosto, in un periodo di vacanza per moltissimi italiani, non consentendo quindi alle forze politiche di poter informare adeguatamente gli elettori dei propri programmi e delle proprie proposte.

Inoltre, la raccolta delle firme necessarie per accedere alle elezioni – si prevede, a seconda delle diverse norme regionali, la raccolta di migliaia di firme rigorosamente autenticate e certificate -, da parte delle liste che non possano usufruire delle esenzioni previste dall’attuale assetto normativo, si dovrebbe svolgere nel mese di luglio e in parte ad agosto, con le città vuote e nella assoluta impossibilità di reperire autenticatori disponibili.

In aggiunta, malgrado le sollecitazioni e le proposte di molti, restano ancora invariate le norme sulla raccolta delle firme: norme vecchie di decenni, che il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha di recente definito «irragionevoli», al contempo condannando il nostro Paese a modificarle entro il mese di maggio (Comm. 2656/2015; Staderini and De Lucia vs Italy).

Tali norme, infatti, non consentono la firma digitale – utilizzata ormai per qualsiasi rapporto che coinvolga cittadino e pubblica amministrazione – e impongono la presenza di un autenticatore tra le figure previste dalla legge senza tuttavia consentire l’autentica ai presentatori delle liste.

Ad aggravare questa situazione, in un momento di emergenza sanitaria, ci sono le restrizioni dovute alla necessità di mantenere basso il rischio di contagio, con l’obbligo di distanziamento e di sanificazione continua, che rendono sostanzialmente inattuabile la raccolta delle firme, se non al costo di esporre attivisti e cittadini a un grave rischio evitabile.

Ulteriore ostacolo di carattere democratico è infine dato dalla necessità, per chi dovesse raccogliere le firme, di dover procedere molte settimane prima rispetto alle altre forze politiche alla chiusura delle liste; liste che dovrebbero, in sostanza, essere chiuse immediatamente dopo l’indizione delle elezioni per poter sperare di riuscire nella già descritta operazione di raccolta delle firme. Ciò rappresenterebbe un evidente vulnus del principio di parità dei mezzi tra tutti i concorrenti.

Ebbene, essendo noi convinti che la soluzione non possa in alcun modo essere rappresentata dall’aggiramento o dalla violazione della legge – anche se molte forze politiche, storicamente, questo hanno fatto, come dimostrano processi e condanne di questi ultimi decenni -, occorre a nostro avviso prendere atto della impossibilità di assicurare, per le date del 20 e 21 settembre proposte, le corrette condizioni di svolgimento delle competizioni elettorali.

Tali premesse ci impongono di segnalare con forza a Lei, nella sua funzione di massima garanzia delle regole democratiche dello Stato, che tale scelta sarebbe fortemente lesiva dei diritti politici dei cittadini, arrecando un danno alla tenuta democratica del paese, che ci costringerebbe ad azioni, anche in ambito internazionale, per denunciare una situazione che riteniamo non compatibile con le regole democratiche ed elettorali.

Non si tratta, ci teniamo a sottolinearlo, di chiedere di disporre una riduzione del numero di sottoscrizioni, ma piuttosto di prendere atto che tale scelta sarebbe un ulteriore passo verso la mortificazione dello Stato di diritto e metterebbe in gioco la democrazia nel nostro Paese.

Inoltre, l’abbinamento del voto amministrativo e regionale con il referendum costituzionale sarebbe la premessa per il totale annullamento di un dibattito che riteniamo assolutamente necessario nel merito del quesito referendario, il quale non può essere derubricato in alcun modo come secondario, andando a modificare la natura parlamentare e democratica del nostro assetto istituzionale. Un dibattito che a nostro avviso non può ruotare attorno alla questione del mero ed eventuale risparmio economico derivante dalla drastica riduzione dei parlamentari, ma che richiede approfondimenti e argomenti seri sulla tenuta e le funzioni del potere legislativo e dei parlamentari stessi.

Infine, Signor Presidente, le sottoponiamo un’ulteriore urgente questione: quella relativa all’accesso all’informazione nel nostro paese. Oggi tale diritto è precluso, totalmente precluso, ad alcune forze politiche, a vantaggio di chi governa e dell’opposizione “ufficiale”. Non parliamo di scarsa attenzione, ma della esclusione pressoché assoluta di voci pur rappresentative e rappresentate. Tale scelta, operata dai canali pubblici della RAI e delle reti private nazionali, rende impossibile per i cittadini quel “conoscere per deliberare” che tutti noi difendiamo e invochiamo da decenni. L’impossibilità di accesso al dibattito pubblico, l’impossibilità di parola, ingessa inoltre il consenso e non consente agli elettori di vedere oltre quello che un’informazione parziale sceglie di far vedere.

La decisione di scriverle non è stata presa a cuor leggero. Non lo avremmo fatto se non fossimo profondamente preoccupati dalla strada imboccata dal nostro Paese e dalle sue Istituzioni. Una strada che, come abbiamo cercato di rappresentarLe, diviene strutturale e non determinata da un solo evento occasionale.

Grazie per l’attenzione che ha voluto accordare alle nostre sollecitazioni. Nella speranza di poter avere udienza presso i Suoi uffici, Le inviamo un sincero augurio di buon lavoro”.

Radicali Italiani, +Europa, Europa Verde

Nelle persone di:

Emma Bonino (Senatrice +Europa), Benedetto Della Vedova (Segretario +Europa), Massimiliano Iervolino (Segretario Radicali Italiani), Giulia Crivellini (Tesoriera Radicali Italiani), Igor Boni (Presidente Radicali Italiani), Riccardo Magi (Deputato +Europa-Radicali), Angelo Bonelli (Europa Verde e coordinatore esecutivo Verdi), Elena Grandi (Europa Verde e co-portavoce Verdi), Marco Boato (Europa Verde e Esecutivo nazionale Verdi).

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