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#SiTavNoTir

Referendum consultivi in tutte le Regioni del Nord!

Dopo oltre 20 anni di dibattito, di coinvolgimento delle comunità locali, di molteplici modifiche del tracciato, ora dobbiamo proseguire e completare i lavori della tratta dal TAV Torino-Lione.

Lo dobbiamo fare perché questa linea rappresenta un segmento della metropolitana d’Europa che ha già realizzato gran parte delle linee previste e che consente e consentirà di trasportare merci e persone.

La tratta Torino-Lione, in particolare, è una sorta di aggancio concreto del nostro Paese all’Europa tramite il corridoio che la percorre da est a ovest.

E’ un’occasione per mettere finalmente insieme sviluppo economico e politiche ambientali, dato che potranno essere trasferiti su rotaia il 70% delle merci oggi trasportate su gomma, facendo esattamente quello che già oggi accade in Svizzera con i trafori ferroviari realizzati.

Si valuta che a regime questa linea consentirà una riduzione delle emissioni di CO2, di inquinanti e di polveri sottili dell’equivalente di una città di 300.000 abitanti.

Fare la TAV è innanzitutto un provvedimento ambientalista.

L’attuale analisi costi-benefici, che segue numerose altre analisi del passato, è fatta con il solo scopo di fermare i lavori tentando di dimostrare la non economicità dell’opera. Peccato che grandi opere di questo tipo abbiano una vita di molti decenni, probabilmente di un secolo e sia in sostanza impossibile prevedere cosa accadrà in un futuro così lontano.

Cosa sarebbe accaduto se a metà del 1800, Cavour e i suoi collaboratori avessero fatto una analisi di questo tipo mentre progettavano la galleria del Fréjus? Come avrebbero potuto anche solo immaginare lo sviluppo economico, industriale, dei commerci e tecnologico di oggi? Semplicemente se avessero solo guardato alla realtà di allora non avrebbero fatto l’opera. Oggi noi dobbiamo avere la stessa lungimiranza di chi realizzò il Tunnel del Fréjus, che oggi tuttavia – dopo 150 anni – non ha più le caratteristiche tecniche necessarie: pendenze eccessive che portano ad una quota troppo elevata la linea ne rendono impossibile l’utilizzo.

E poi basta con le balle! Chi dice che i soldi del TAV sarebbe più utile spenderli per altro dice una bufala perché quei finanziamenti sono vincolati all’opera. Chi dice che costerà all’Italia 20 miliardi dice una bufala perché in realtà la maggior parte dei costi sono a carico dell’UE e il resto ripartito tra Italia e Francia.

Una consultazione popolare in Piemonte e in tutte le altre Regioni del Nord.

La maggioranza M5S che amministra il Comune di Torino ha negato ai cittadini torinesi la possibilità di esprimersi su un referendum consultivo sulla TAV, dopo la presa di posizione per il NO TAV espressa da tale maggioranza con una mozione approvata il 29 ottobre 2018.

Radicali Italiani e +Europa avevano raccolto le firme di mille cittadini torinesi a sostegno del referendum, che doveva essere indetto, ai sensi dello Statuto Comunale, entro il 28 febbraio 2019 per potersi tenere in concomitanza delle elezioni europee e regionali del 26 maggio 20129… ma il partito dell’ “uno vale uno”, dello “Scegli. Partecipa. Cambia” ha detto NO al referendum comunale!
Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte, ha chiesto al Ministro degli Interni Matteo Salvini (che si è dichiarato in varie occasioni favorevole al referendum sulla TAV) la possibilità di tenere una “consultazione popolare” (prevista dall’art. 86 dello Statuto Regionale) sulla TAV assieme al voto su europee e regionali.

Radicali Italiani ha appoggiato da subito tale proposta e chiede che gli altri governatori delle Regioni del Nord facciano altrettanto. La vittoria del SI’ rappresenterebbe la spinta decisiva per la realizzazione dell’opera.

La TAV è stata oggetto di due trattati tra l’Italia e la Francia, ratificati dall’Italia con la legge 5 gennaio 2017, n. 1. Per non fare la TAV occorre che l’attuale Parlamento, con una altra legge, ricusi, cioè rifiuti, i due trattati internazionali suddetti.

I nostri 11 punti del 2011:

La Giunta di Segreteria dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta ha approvato un documento ragionato che ribadisce le ragioni a favore del TAV.

Nel bailamme e nel tifo da stadio che si leva sul TAV è necessario riportare il dibattito nelle questioni di merito. Per questo vogliamo rendere pubbliche le nostre ragioni a favore della costruzione dell’opera. Ecco in sintesi gli 11 punti che abbiamo approvato e che oggi rendiamo pubblici, anche nella versione integrale.

  1. L’Osservatorio ha promosso uno dei più grandi processi garantisti per la costruzione di una infrastruttura in Italia.
  2. Non è solo in Valle di Susa che nascono movimenti contro le grandi opere. Eppure in Francia e Svizzera le opere si realizzano tramite processi democratici che conducono a inevitabili mediazioni e soluzioni di compromesso con le necessarie compensazioni.
  3. I sondaggi tanto contestati sono lo strumento per giungere al migliore dei progetti, evitando di danneggiare le falde idriche.
  4. Il rischio amianto è annullato dalle normali pratiche attualmente utilizzate per la costruzione delle gallerie e la gestione dei materiali di risulta che contengono fibre d’amianto.
  5. I Sindaci che denunciano la devastazione del territorio sono gli stessi che non hanno protestato con la stessa veemenza per la costruzione delle opere olimpiche e che riempiono di villette e capannoni i loro territori.
  6. Le vie di trasporto sono storicamente corridoi di sviluppo economico. La Valle di Susa non sarebbe quella attuale se non fossero passate di lì strade, autostrada e ferrovia.
  7. Il Frejus, finito di costruire nel 1871, è l’unico collegamento ferroviario che mette in comunicazione le due aree della Macro-regione alpina: 17 milioni di abitanti, centinaia di migliaia di imprese, 1 miliardo di euro di interscambi.
  8. Il TAV-TAC consentirà di trasferire su rotaia gran parte del traffico su gomma (caricando i TIR) con evidenti vantaggi ambientali; oggi il tracciato è inadeguato la per pendenza eccessiva e il dimensionamento della galleria.
  9. Le infiltrazioni mafiose evocate sono un pericolo serio e concreto. Ma se per questo rischio non si facesse l’opera significherebbe abdicare ad ogni costruzione di infrastrutture in Italia. Occorre vigilare attentamente sugli appalti, le modalità di assegnazione, i costi e i tempi.
  10. L’Europa coprirà il 40% dei costi di costruzione ma occorre avere il progetto definitivo entro il 2012 per avere i finanziamenti.
  11. Non esiste una potestà assoluta dei Valsusini sulla valle (posto che in maggioranza siano contrari). Occorre sempre considerare che quel territorio è Valle di Susa ma è anche Provincia di Torino, Regione Piemonte, Italia.
Sì alla Tav: un documento ragionato dell’Associazione Aglietta – 22 ottobre 2011

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