Stato di Diritto
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Dossier Stato di Diritto

Un anno di governo, un anno di crisi dello Stato di diritto

“Voi non avete rispetto delle istituzioni, ci passate sopra come dei rulli compressori, ma un giorno di queste istituzioni avrete bisogno anche voi”

Emma Bonino

 

Introduzione

Uno dei caratteri più drammaticamente evidenti della stagione che stiamo attraversando è la svolta che si determina con il precipitare, senza precedenti, della crisi dello Stato di diritto, democratico e liberale, in Italia.

Indubbiamente, carenze anche gravissime della certezza del diritto hanno caratterizzato per molta parte della sua storia lo Stato italiano, e in modo particolare nel settantennio repubblicano. Ed è stata, in effetti, la lotta politica e culturale su questo fronte uno dei cardini della battaglia politica radicale lungo mezzo secolo, e in definitiva quello centrale. Quella che i radicali denunciavano e combattevano come partitocrazia nella “repubblica dei partiti” era connotata dalla non osservanza costante e sistematica da parte dei pubblici poteri delle regole teoricamente vigenti secondo legge. La “costituzione materiale”, di volta in volta modificata in base agli interessi e agli accordi tra le forze prevalenti, prendeva il posto della “costituzione formale”; la sistematica non osservanza della legge da parte delle istituzioni rappresentava la regola non scritta della vita pubblica, inficiando la certezza del diritto e in larga misura i diritti dei cittadini. E si può ben dire che si trattava e si tratta del portato di alcuni dei caratteri di fondo della storia italiana, del modo in cui lungo i secoli variamente, nelle così diverse realtà del Paese, si erano venuti configurando i rapporti fra società, poteri politici e istituzioni.

Ma la svolta che si è determinata negli ultimi due anni comporta, da questo punto di vista, un salto di qualità di straordinario rilievo, comparabile solo con quello che fu segnato negli anni venti dal passaggio dallo Stato liberale a quello fascista. Nella democrazia partitocratica della prima Repubblica il punto di riferimento, il valore riconosciuto, almeno formalmente, era quello del rispetto delle regole e della civiltà giuridica della Costituzione, dell’omaggio e del riferimento alla cultura e ai valori che la informano. La violazione delle regole costituzionali, anche se universalmente praticata, non era difesa e vantata come tale, era universalmente riconosciuta come disvalore. Tanto che lo strumento principe delle battaglie di Marco Pannella e dei Radicali per affermare il diritto contro il non diritto è stata l’azione nonviolenta condotta sempre non con la richiesta ai detentori del potere di fare quello che i radicali chiedevano loro, ma con quella di essere coerenti con i principi che essi affermavano come i propri, di applicare la loro propria legge. Ed è stata per questa via, potendo giocare su quella che effettivamente dirigenti e militanti dei partiti sentivano come una contraddizione insuperabile, che Pannella e i radicali hanno potuto realizzare gran parte dei loro successi politici.

Il nuovo potere politico che oggi regge e governa l’Italia è animato da un radicale diniego e disprezzo dei valori della civiltà giuridica liberale. Il travolgimento delle regole della Costituzione e del diritto non è sentito come un disvalore: è anzi rivendicato come sacrosanto e “legittimo” in nome del diritto-dovere di chi vince le elezioni di attuare il proprio programma o comunque di imporre le proprie scelte a prescindere dalle “pastoie” di regole costituzionali o di equilibri dei poteri, o di vincoli derivanti dalle norme del diritto sovranazionale. Così, le istituzioni democratico-parlamentari sono svuotate e in definitiva annullate, e con loro in misura crescente i diritti costituzionali dei cittadini: e questo svuotamento e annullamento è rivendicato in nome del consenso elettorale raggiunto. Per conquistare il quale si ritiene giusto e legittimo occupare con ogni mezzo gli strumenti di comunicazione e manipolare l’opinione pubblica.

Questo nuovo potere non riconosce lo Stato di diritto che è la convenzione, secondo cui il potere trae legittimazione dal diritto, dalla Legge e, dal diritto e dalla Legge è, allo stesso tempo, limitato.

Questo nuovo potere avverte il diritto come un fastidioso intralcio al raggiungimento dei propri scopi, da violare, modificare e interpretare a proprio piacimento con assoluta spregiudicatezza.

Nei primi mesi del nuovo Governo post elezioni 2018, le violazioni dello Stato di diritto perpetrate con atti e dichiarazioni dei massimi rappresentanti della compagine Lega/5Stelle sono in costante aumento. Giorno dopo giorno vengono “picconati” con violenza i principali pilastri della fragile e imperfetta democrazia liberale italiana, prefigurando e dando corpo alla nascita di un nuovo Regime, il Regime del “cambiamento” che si manifesta con la restrizione dei diritti, una deriva autoritaria e securitaria, e un populismo ignorante.

In questo dossier abbiamo evidenziato alcune tra le azioni più gravi perpetrate ai danni della democrazia, delle leggi dello Stato e della Costituzione.

 

Indice:

Capitolo 1: Violazione della Costituzione e dei principi fondamentali del nostro ordinamento

Capitolo 2: Contro la giustizia: niente garanzie per i cittadini

Capitolo 3: Un Governo contro il Parlamento e le Autorità indipendenti

Capitolo 4: Contro i diritti civili, i diritti umani, la laicità dello Stato

Capitolo 5: L’assalto all’informazione e ai media

Capitolo 6: Contro lo sviluppo e la libertà economica

Capitolo 7: In politica estera: a rischio le alleanze storiche con le democrazie e con l’occidente libero e democratico

Appendice: Il linguaggio

La peste italiana

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