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Commissione Europa

Arrivano i barbari? La nuova Europa, l’Europa che vogliamo
Nazionalismi, trumpismo, espansionismo putiniano, il Movimento di Bannon; welfare, immigrazione e diritti civili…

 

Modera e relazionerà in Congresso: Marco De Andreis

Quello che segue è uno stralcio del documento congressuale preparato dal gruppo economia di Radicali Italiani. Si concentra sul bilancio dell’Unione europea, o meglio sulle prospettive finanziarie del futuro prossimo, 2021-2027. Guardare a come un’istituzione spende i soldi di cui dispone, tanti o pochi che siano, è sempre molto utile per capire cosa fa e a cosa serve.
Attualmente l’Unione europea è, a mio parere, poco più di una grande Authority sul mercato interno. Il Trattato dice cose bellissime sui diritti e la democrazia, ma come stiamo sperimentando con l’Ungheria sono princìpi che, una volta che si è stati ammessi al club, possono essere violati impunemente. E questo è un primo, grande problema che merita di essere discusso.
Un problema simile è che l’Europa di oggi dà a chi ne fa parte molti diritti e praticamente nessun obbligo. Abbiamo visto il caso della democrazia e della rule of law. Ma perfino la rinuncia alla sovranità monetaria – secondo il Trattato l’adozione dell’euro è obbligatoria per tutti, salvo Gran Bretagna e Danimarca – è di fatto un optional. Insomma chi aderisce incassa in molti casi cospicui sussidi (3% del PIL nel caso dell’Ungheria che poi sputa nel piatto dove mangia), ha accesso al mercato più grande e ricco del mondo, ma non deve rinunciare a nessuna vera sovranità.
Una federazione invece, per quanto leggera, si fa solo se gli Stati membri rinunciano a diverse prerogative nazionali per trasferirle al centro federale: la moneta, certo, ma anche la sicurezza, la diplomazia, vari livelli di giustizia, certi aspetti della sicurezza sociale e via di questo passo. Fosse stato già così, avesse cioè l’approfondimento preceduto l’allargamento, molti Stati – come il gruppo di Visegrad – non avrebbero a suo tempo nemmeno chiesto l’adesione.
Già, ma come ci arriviamo, come costruiamo la federazione europea? Gradualmente col metodo inter-governativo? Con un big bang, tipo un’assemblea costituente a elezione diretta?
E soprattutto, vista l’offensiva dei sovranisti, che puntano esplicitamente a sfasciare la poca Europa che c’è – lavorando così per Donald Trump, le cui guerre commerciali possono sicuramente essere più vantaggiose per gli Stati Uniti se il mercato interno europeo si spacca – non siamo con le spalle al muro? Di fronte al dilemma: difendere l’Europa che c’è o lottare per una federale? È possibile, oggi, perseguire ambedue gli obiettivi allo stesso tempo?

Continua a leggere l’introduzione.

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