FAQ – Mettere a gara le concessioni balneari conviene

“Stessa spiaggia stesso mare”:

Quante proroghe ci sono state negli ultimi decenni?

Nella stragrande maggioranza dei casi i concessionari sono gli stessi da decenni e i canoni concessori sono bassissimi in rapporto ai guadagni.

Dopo il superamento della Legge Baldini, che privilegiava i titolari di concessioni sugli aspiranti e prevedeva rinnovi automatici, ci sono state 3 PROROGHE delle concessioni:

  • 2009: proroga fino al 2015 (considerata legittima anche dalla Corte Costituzionale per far rientrare i concessionari di eventuali investimenti fatti in passato e per permettere alla pubblica amministrazione di riorganizzare il sistema delle concessioni demaniali)
  • 2012: proroga fino al 2020
  • 2020: proroga fino al 2033

Il diritto dell’Unione europea prevede la parità di trattamento tra tutti gli operatori economici europei e il dovere di ogni amministrazione di ricorrere alle gare per assegnare, alle condizioni migliori, i beni pubblici di cui si dispone in misura non illimitata: per questo le ultime proroghe sono illegittime. 


“In alto mare”

Come si è arrivati a questo punto?

Nel più classico dei modi: la stragrande maggioranza del litorale in regime concessorio è affidato da decenni in larga parte alle stesse persone. Queste persone costituiscono una lobby. Fanno pesare il fatturato che producono e i posti di lavoro che possono garantire. D’altra parte, le opportunità inespresse, la sproporzione tra canoni concessori e utili d’impresa, la grande quota di sommerso sono argomenti di chi non ha la visibilità per proporli e il legislatore italiano non è lungimirante, anche perché le logiche del consenso sono legate a filo doppio a quelle del profitto.


“Chi tene ‘o mare”

Come funziona l’affidamento ora e come funzionerebbe con le gare?

Negli anni le concessioni originariamente rilasciate a chi ne ha fatto domanda sono state rinnovate o prorogate con provvedimenti espressi o taciti.  Moltissimi sono i concessionari insediatisi nel secolo scorso. Il contenuto delle concessioni, i servizi, gli spazi, i canoni, le edificazioni più o meno amovibili, si è conformato alla capacità dei concessionari di muoversi tra le righe e oltre le righe dei titoli concessori. A Ostia, per esempio, molto di quello che esiste, non c’era sui titoli concessori. 

Le gare sarebbero precedute da una progettualità. L’affidamento ai privati della quota di spiagge in concessione avverrebbe in esecuzione di quella progettualità. Tempi, costi e servizi sarebbero stabiliti alla luce delle migliori pratiche del settore.


“Una rotonda sul mare”

Qual è la posizione degli attuali concessionari?

L’aspettativa “legittima” per i concessionari di rientrare degli investimenti fatti è, ancora oggi, la leva per giustificare una proroga dopo l’altra. 

Non paghi di queste proroghe, i concessionari chiedono alle amministrazioni locali il rilascio di nuovi titoli concessori come garanzia minima per tornare a investire sugli stabilimenti: investimenti che nel 2033 fatalmente diventeranno il presupposto per chiedere nuove proroghe, e così via. 

Il Governo e il Parlamento continuano ad assecondare le richieste dei “balneari”, nonostante siano in palese contrasto con il diritto europeo. Per l’interesse di un numero tutto sommato limitato di privilegiati si sta consumando uno scontro tra i più alti poteri dello Stato: Governo e Parlamento da una parte, tribunali italiani ed europei dall’altra. 


 “Voglio andare al mare” 

Perché le gare migliorerebbero il servizio?

I servizi che conosciamo sono quelli che siamo abituati a ricevere. Si tratta di servizi da consumarsi sulle spiagge, i cui proventi finiscono tutti nelle tasche dei concessionari. Il concetto di servizio, con un’attenta pianificazione, potrebbe superare le spiagge e restituire a tutti l’utilità che le concessioni sono in grado di produrre, immaginando ad esempio un litorale a vocazione turistica e naturalistica legato a una città a vocazione culturale (come Ostia per Roma). Tutto un altro servizio. Voltare pagina potrebbe concorrere a questo risultato. 


“Un’altra estate”

Quanto e in che modo lo Stato guadagnerebbe dalla messa a gara?

Guadagnerebbe sul piano dei corrispettivi delle concessioni e della qualità dei servizi. Senza possibilità di rivolgersi ad altri potenziali operatori, l’unico parametro per l’offerta in termini economici e di tipologia/qualità di servizi è quello dell’esperienza storica: le gare consentirebbero di confrontare il modello Italia con il meglio delle esperienze mondiali. Oggi confrontare realtà come Ostia con Ipanema, Wakiki, St. Ives, Malibu fa sorridere. Ma c’è davvero poco da sorridere se si pensa che Ostia è il litorale di Roma.


“Come è profondo il mare”

Perché l’attuale sistema di concessioni influisce anche sulla salute delle nostre coste? 

È provato che l’erosione è in relazione con l’opera dell’uomo. Le opere litoranee e gli interventi di dragaggio, ma anche le opere realizzate sulle spiagge – dalle file di cabine ai ristoranti, ai parcheggi – hanno inciso sul lavoro del mare sulla linea di costa. Il perpetuo rinnovo delle concessioni legittima un passato fatto di mancata tutela delle coste. Le gare periodiche consentirebbero la pianificazione e l’attuazione di un articolato programma di tutela delle coste.


“Alghero / In compagnia di uno straniero”

All’estero quanto paga in medio uno stabilimento per la concessione demaniale?

Non è facile fare una comparazione tra l’esperienza italiana e quella delle migliori esperienze mondiali proprio perché il regime italiano è unico al mondo. È difficile trovare all’estero un uso generalizzato tanto privatistico del demanio pubblico. Ad ogni modo, il dato che stona, in termini di economia aziendale, è l’incidenza dei canoni concessori sul fatturato aziendale. Circa 15 miliardi di euro il fatturato dichiarato, a fronte di poco più di 100 milioni l’introito delle concessioni. Nemmeno l’1%. Un costo del capitale irrisorio.

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