Sempre peggio: sono tempi duri per gli antiproibizionisti italiani

Barbara Bonvicini e Riccardo Giorgio Frega

2f492c23f86fe1da31c4c4eed0488d33Tempi duri per gli antiproibizionisti italiani. Mentre nel resto d’Europa sono sempre più numerosi i Paesi dove la politica dimostra di voler aprire un dibattito laico sulla legalizzazione della cannabis, mentre oltreoceano sono molti gli Stati che stanno già godendo dei benefici terapeutici ed anche economici dell’oro verde, l’Italia sembra non voler rinunciare ad un approccio repressivo ed illiberale in materia.

Nonostante il nuovo esecutivo abbia fondato la sua stessa ragion d’essere sulla “discontinuità” rispetto alle politiche adottate dal governo precedente, l’operato dell’attuale Ministero dell’Interno sembra seguire il solco tracciato dall’ex Ministro Matteo Salvini. Le prime avvisaglie risalgono all’inizio dell’anno scolastico 2019/2020, quando, non pago del fallimento sostanziale della direttiva “Scuole Sicure” (4,2 milioni di Euro spesi per inviare 26.000 poliziotti negli istituti scolastici hanno portato al sequestro di una media di 0,56 grammi di sostanza per agente), il Consiglio dei Ministri ha deciso di rifinanziare l’operazione intensificando i controlli in ben 100 province, contro le 15 dell’anno precedente.

Ma il vero revival della “guerra alla droga” in stile anni 90 arriva dalle dichiarazioni a mezzo stampa del Ministro Lamorgese, che promette un ulteriore inasprimento del D.p.r. 309/90: “in carcere anche gli spacciatori abituali di modiche quantità”. Dichiarazioni che – in sfregio del fatto che i livelli di sovraffollamento delle carceri italiane sono tornati quelli del 2015, anno in cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per trattamenti inumani e degradanti nei confronti dei detenuti – sembrano non considerare che il Testo Unico sugli stupefacenti è già di per sé causa del 33% della popolazione carceraria.
Secondo il Ministro, peraltro, la ratio di questa novità non avrebbe alcun fondamento pratico o giuridico, ma servirebbe a contrastare “la demotivazione” psicologica delle forze dell’ordine.

Non sono bastate quindi le indicazioni a favore della legalizzazione della Direzione Nazionale Antimafia, quelle del già Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, e del Segretario del Sindacato Italiano Unitario dei Lavoratori di Polizia, Felice Romano, o le richieste specifiche dello United Nations Office on Drugs and Crime: l’Italia si incaponisce nel voler proibire a tutti i costi.

Come possiamo contrastare questo approccio fallimentare ed oscurantista? Al netto di queste sciagurate scelte politiche, noi continuiamo a ritenere che sia di importanza fondamentale mantenere alto il livello del dibattito, condividere le esperienze che provengono dall’estero, dalle associazioni, dagli operatori pubblici e del terzo settore e dalle persone che, anche in Italia, usano e lavorano con le sostanze.

Per questo motivo, in collaborazione con Eretica, la nuova piattaforma podcast di Radicali Italiani, abbiamo creato “Stupefatti”, il podcast che parla di droghe con un approccio scientifico, libertario ed antiproibizionista. Ascoltateci e condividete i nostri contenuti, perché solo attraverso la conoscenza sarà possibile invertire la rotta e creare vera discontinuità dopo tre lunghe decadi di “war on drugs”.

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