Sono tornati i cattivi maestri

La difesa della società aperta passa anche dalla musica trap.

di Feliciano Rossi

La notizia degli esposti da parte di esponenti di Forza Italia contro il rapper Sfera Ebbasta per istigazione all’uso di sostanze stupefacenti ci riporta ad un periodo, non troppo lontano a dir la verità, in cui l’opinione pubblica pretendeva di esercitare la correzione della devianza di adolescenti e giovani adulti attraverso i palazzi di giustizia.

Oggi a quanto pare Sfera Ebbasta, che per gli esorcisti merita un esorcismo, per i senatori azzurri merita l’apertura di un fascicolo presso la procura di Pescara, come in un Iran qualsiasi.

È giusto che qualcuno si interroghi sul successo di uno che fa venti dischi d’oro e dieci di platino, ma la risposta non può essere la constatazione che viviamo in una società malata e che i nostri giovani sono soggetti corrotti da correggere attraverso la censura.

È dunque giusto anche che qualcuno difenda il corruttore Sfera Ebbasta, come difese in un processo storico il “diabolico seduttore di spiriti” Aldo Braibanti.

Il paragone con Braibanti o Toni Negri va oltre lo scandalo e il pannelliano épater le bourgeois, ma potrebbe basarsi su una analisi e su un presupposto secondo me tangibile: condividono tutti l’esperienza di essere vittime di una retorica un po’ agée sui “cattivi maestri”, che appartiene, nel migliore dei casi, ad una società codina: la stessa società che decise per il giovane plagiato dallo stortignaccio Braibanti che, tra elettroshock e cure ludovico, non poteva leggere libri pubblicati da meno di cent’anni, e così oggi pretende di scegliere quale musica debbano ascoltare i ragazzi.

Appartiene, nel migliore delle ipotesi, ad una concezione moralista, paternalistica, intrusiva dello Stato, dove i modelli sono da individuare “iussu iudicis” e gli esempi dei ragazzi devono essere creati coattamente dal potere. Uno Stato più vicino allo Stato etico che allo Stato di diritto, che sposa un’idea di “società disciplinare”, colpevolista e inquisitoria e che persegue reati d’opinione per assicurarsi consenso in terra e forse l’accesso al regno dei cieli.

E meno male che in Italia non abbiamo avuto personaggi come GG Allin, altrimenti chissà le patrie procure a quanti atti di dolore ne avrebbero chiesto la condanna. Kurt Cobain raccontava lo stupro, Jim Morrison l’incesto e il parricidio: oggi sono sui libri di scuola. I processi a Flaubert per oscenità e a Baudelaire che parla di droghe appartengono ad un secolo lontano, che, anche attraverso l’espressione più o meno artistica più o meno “degenerata” (concetto goebbelsiano) ha col tempo superato l’oscurantismo.

Nel Sanremo 1976 l’aborto era ancora illegale. Un giovane Toto Cotugno, frontman degli Albatros, si presenta al festival con una canzone dal titolo “Volo AZ 504”, che parla di un tipo che pianta una ragazza, le compra un volo alitalia (che a quanto pare esiste a distanza di quarant’anni) e la spedisce dritta dritta ad abortire all’estero. Il pezzo musicalmente non è più bello delle canzoni di Sfera Ebbasta e l’aborto clandestino di massa era un problema, andare all’estero una possibilità per pochi, altrimenti mammana. Oggi, se sei vicino al confine, vai in Svizzera a comprare il makatussin a 6 franchi circa, come racconta Sfera Ebbasta. Nessun fascicolo è stato aperto nei confronti di Toto Cotugno in nessuna delle procure della repubblica per istigazione. Nessun esposto presentato dall’onorevole Amintore Fanfani, né dall’onorevole Nicola Cotecchia.

Qualcuno ci accusa di essere buonisti. Sarebbe il caso di dare una dimostrazione ai cattivisti sul fronte del politicamente corretto, che è anche qualcosa di più e di diverso dal difendere dei disperati su una barca e che a quanto pare attanaglia non solo la sinistra ufficiale (il PD), ma anche la destra democratica, per quello che oggi conta.

Per questo è ora di difendere Sfera Ebbasta, l’autotune e la libertà e speriamo che quest’ultima passi di moda un po’ più tardi delle altre. E magari si potrebbe cominciare anche a parlare, un po’ più seriamente, di droghe.

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