Intervento di Leone Barilli

La trasformazione tecnologica in corso contempla ormai tutti i campi dell’agire umano, e coinvolge diritti quali la libertà di espressione, la protezione dei dati, l’iniziativa economica e la sicurezza nel quadro del pieno rispetto della dignità della persona umana. Le piattaforme social, se inizialmente sono nate allo scopo di mettere in contatto persone lontane tra loro, con il tempo sono state utilizzate in maniera sempre più spregiudicata a fini di costruzione del consenso politico, fuori dalle regole che disciplinano le campagne elettorali e la comunicazione politica in generale. La dimensione transnazionale delle grandi compagnie tecnologiche mette in crisi gli organismi sovranazionali sul piano fiscale e giuridico. C’ è chi parla della fine della democrazia liberale per come l’abbiamo conosciuta, altri paventano il rischio che gli algoritmi, l’apprendimento automatico, e l’intelligenza artificiale possano prendere decisioni che non contemplino il fattore umano. Due sono i modelli vincenti e che si contrastano sul piano globale: quello del capitalismo libertario (Usa) fondato sul mercato dei dati dove prosperano tendenze monopolistiche, e quello del capitalismo di Stato (Cina) volto a utilizzare i dati a fini di controllo sociale e di sorveglianza. Il Regolamento Ue 2016/679, noto come GDPR (General Data Protection Regulation) si sta imponendo come modello standard per la protezione degli utenti in rete, al contempo l’Europa non ha sviluppato un modello alternativo al duopolio Usa-Cina a partire dalle piattaforme online e alla economia dei dati. La professoressa olandese Josè Van Dijck[1] autrice del libro “The platform Society” ci suggestiona con uno slogan semplice ma efficace e che può indicare una strada: dal mercato alla società, dal consumatore al cittadino.

La rivoluzione digitale non riguarda solo gli organismi sovranazionali in un’ottica geopolitica, ma ha forti conseguenze anche sul piano nazionale e locale. Si stanno affermando i cosiddetti diritti digitali come estensione dei diritti umani universalmente conosciuti. Numerose sono le organizzazioni in tutto il mondo impegnate nella salvaguardia dei diritti digitali. Il 14 novembre 2018 è stata lanciata una coalizione globale delle città, The Cities Coalition for Digital Rights[2], le cui capofila sono New York, Amsterdam e Barcellona. La declinazione del concetto di Smart Cities deve necessariamente porsi obiettivi di inclusione sociale, trasparenza dell’amministrazione, competitività dell’economia locale, e partecipazione dei cittadini.

Per questo è necessario aprire un dibattito tra di noi, per poi aprirlo nella società, su quali politiche possano contemperare competitività e rispetto dei diritti umani, efficienza dell’amministrazione pubblica e difesa della democrazia, innovazione tecnologica e salvaguardia ambientale. Le sfide che abbiamo davanti sono immani e riguardano anche la nostra capacità di elaborarle e di renderle conoscibili. Il contributo di tutti sarà fondamentale.

 

 

[1] https://www.ilfoglio.it/tecnologia/2019/02/25/news/nuovi-mondi-online-239847/

[2] https://citiesfordigitalrights.org/

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