Contributo di Flavia Mezja

La carenza di medici-chirurghi: una emergenza di cui non si occupa nessuno

di Flavia Mezja

Medicina, politica ed economia vanno di pari passo. L’una ha bisogno delle altre e viceversa. La motivazione è semplice: chi fa politica o si occupa dell’economia non sa quali siano i bisogni del campo medico e chi lavora in quest’ultimo settore non ha i mezzi per migliorare la situazione se non facendo anche politica.

E qual è la situazione da migliorare?

Alle volte si legge “mancano i medici”, ed è vero, eppure, la soluzione non è quella di togliere il test d’ingresso.

Difatti, ogni anno 10 000 persone entrano nei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia di tutta Italia, pubblici (ed un tot. nei privati). Ogni anno, circa lo stesso numero si laurea (il numero di chi abbandona è simile a quello di chi entra per ricorso, e per alcuni ragazzi fuori corso ce ne sono altrettanti che quell’anno riescono a finire).

“Preparare un medico (..) è un processo molto costoso, sia in termini economici che di impegno organizzativo, per la collettività e per gli studenti, e le loro famiglie. La spesa media sostenuta da uno studente per l’intero corso di laurea (6 anni) è di circa 8.150 euro, mentre di circa 10.000 euro è il costo sostenuto per specializzarsi. La spesa dello Stato per i 6 anni di laurea, come Fondo di finanziamento ordinario (Ffo), ammonta a circa 24.800 euro e “specializzare” un singolo medico impegna circa 128.000 euro per un costo totale superiore a 150.000 euro per l’intero iter formativo di 11 anni (fonte: statistica MIUR e portali atenei).

Consentendo, nell’ anno accademico 2013/2014, l’accesso alle scuole di medicina e chirurgia di 10.000 nuovi studenti lo Stato ha impegnato, quindi, una spesa complessiva per la loro completa formazione pari a circa 1.5 miliardi di euro.” (fonte: “La disillusione”, articolo di Fabio Porru)

Quindi 10 000 entrano nella facoltà di medicina, però le borse per la specializzazione sono quasi la metà. E gli altri laureati, pronti per lavorare ma che necessitano obbligatoriamente di specializzazione? Gli altri faranno sostituzioni dai medici di base o in pronto soccorso in attesa del test successivo, oppure andranno all’ estero.

Commenta Anaao giovani: “Siamo di fronte non solo ad una fuga di cervelli, ma ad una emorragia economica di dimensioni nazionali e transnazionali.” Stiamo utilizzando soldi nel formare chi va all’ estero perché qui non trova lavoro, e, mentre noi perdiamo soldi, facciamo guadagnare gli Stati esteri che ottengono così una forza lavoro senza doverla formare.

Ergo, in Italia manca personale ma non perché i medici chirurghi non vengano formati, bensì perché non ne vengono assunti abbastanza per la specializzazione -cioè quando cominciano a lavorare- ed in post-specializzazione!

Bisogna aumentare le borse di specializzazione, oltre alle assunzioni degli specialisti che hanno terminato tutto il percorso di formazione. Negli ultimi anni hanno aumentato le assunzioni, ma non bastano.

L’ Associazione dei Medici Dirigenti propone “che il numero dei posti per la Scuola di Medicina e Chirurgia debba essere limitato a circa 6.500 ogni anno, mentre le borse di studio per la formazione post laurea dovrebbero aumentare fino a circa 7.200, magari anche con finanziamenti europei considerata l’emigrazione dei nostri laureati e specialisti verso altri paesi della Comunità.”

Attualmente, vista la carenza di personale medico, chi è in specializzazione lavora 70 ore a settimana, con turni di notte ed i week-end compresi. Le persone che lavorano tanto possono anche essere estremamente competenti ma, secondo voi, rendono al meglio?

Quindi pochi medici, stanchi, spese per la loro formazione che sfumano quando tocca scappare all’ estero.

Cosa aspettiamo a occuparcene? Aspettiamo che ad un nostro parente o proprio a noi capiti di attendere troppo l’arrivo di uno dei pochissimi medici in servizio e oberati di lavoro, quando magari sarà già troppo tardi per salvarci?

Un altro problema della sanità è la scarsità dei mezzi: aspettiamo di avere bisogno di una TAC non disponibile per via delle lunghe liste d’attesa o per la sua inutilizzabilità prima di preoccuparci degli enormi problemi nella sanità? O preferiamo pensarci quando ancora non abbiamo perso un parente per questo?

Ora, come dicevo all’inizio, è comprensibile che chi non è nel settore non si renda davvero conto della situazione. Ma ora ve lo sto dicendo e quindi vi chiedo: vogliamo fare qualcosa? Saremmo l’unico movimento politico ad occuparcene, sarebbe una nuova battaglia per la vita di Radicali Italiani.

Fonte: Articolo di Fabio Porru su “La Disillusione”, “Numero chiuso per l’accesso a medicina e specializzazione: i fatti, le proposte (serie)”
Numero chiuso per l’accesso a medicina e specializzazione: i fatti, le proposte (serie)

12 ottobre 2019

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