Contributo di Raffaella Stacciarini e Marco Olivetti

di Raffaella Stacciarini e Marco Olivetti

Lo spunto da parte di Mario rispetto alle questioni economiche è sicuramente pieno di argomenti
interessanti che meriterebbero ciascuno almeno una conferenza, per non parlare di un laboratorio di idee.
Visto lo spazio a disposizione, ci limiteremo a dare un nostro contributo al dibattito su due/tre temi che
sono stati inseriti con la volontà di avere più progettualità e visione del futuro: la situazione italiana; il
diritto all’istruzione; il ruolo delle comunità locali.

L’Italia si presenta con una situazione stagna che perdura ormai da anni. Come è stato già ripreso nello
spunto, il debito eccessivo e una crescita a livelli minimi non permettono di sbloccare l’ascensore sociale e
acuiscono peggiorativamente il tema dell’equità intergenerazionale. Di fronte a questo, i governi degli
ultimi anni hanno proposto come soluzione più spesa pubblica, che in questo momento si può finanziare
solo con più tasse o più debito, ed entrambe le soluzioni andrebbero a pesare su una situazione già più non
sostenibile. Anche il governo Conte II ha proposto, tra le prime misure, una tassazione sugli aerei o una
tassazione sulla merendine: senza voler discutere dell’efficacia di questa tassazione a voler influenzare i
consumi, voler creare un nuovo balzello senza toglierne un altro rappresenta un ulteriore peso sulle
famiglie italiane che a livello di tassazione pagata, sia diretta che indiretta, sta già subendo uno scotto
importante. Come Radicali non dovremmo adeguarci alla vulgata che ritiene che l’unico modo per tornare
ad essere competitivi nel mondo dovrebbe essere quello di aumentare la spesa pubblica, aumentando il
debito, alzando le tasse o, addirittura, stampare nuova moneta, ma dovremmo avere il coraggio di dire che
la soluzione è diminuire la spesa pubblica per diminuire le tasse, come prima misura fondamentale e
importante. Senza questo non è possibile sbloccare l’ascensore sociale e far riguadagnare allo Stato un
ruolo di controllore e non più di Leviatano che interviene solo per chiederci più soldi rispetto a quello che
può essere il tornaconto, in termini di servizi, al cittadino medio. Con questa misura sarebbe possibile
anche la rimodulazione della spesa pubblica in modo tale da garantire più efficienza e poter investire su
quello che è davvero importante e produttivo. La proposta di Liberi dal Debito sulla spesa pubblica è già
importante, e serve approfondirla e soprattutto iniziare a discutere con diverse forze politiche della sua
attuazione, forti anche della presenza di tre parlamentari italiani di provenienza radicale.

Il diritto all’istruzione è sicuramente un tema importante, anche perché si rifà direttamente al problema
dell’ascensore sociale. Se l’Italia ha potuto avere un boom economico è anche grazie ad aver reso prima le
elementari obbligatorie e poi le medie. Si è sentito meno l’effetto delle scuole secondarie superiori
obbligatorie fino ai 16 anni, anche perché la società ormai prevedeva che un adolescente finisse almeno il
triennio dei centri di formazione professionale. Lasciare che il numero dei laureati cresca, allineandosi alle
percentuali OCSE, può solo che far bene all’Italia. Ovviamente questo interesse deve essere anche
accompagnato a delle riforme: senza un mercato del lavoro flessibile la laurea rischia di essere un segnale
(in termini economici) debole rispetto alle skill effettive. Rispetto alla riforma dell’università, ci sono diversi
approcci che possono essere usati, e secondo noi potrebbe essere utile approfondirne uno. I paesi
nordeuropei permettono agli studenti UE di avere l’università gratis ma con un livello di accountability delle
facoltà molto alto: pensiamo sarebbe utile capire quanto e come sia possibile portare questo in Italia,
sapendo che non possiamo permetterci di avere più spesa pubblica ma, come già affermato nel primo
paragrafo, è importante ci sia una revisione di efficienza della nostra economia statale.

Infine, riteniamo che il ruolo delle comunità locali sarà sempre più importante nel futuro, e applaudiamo al
relatore per lo spunto che ci viene dato. La sussidiarietà, tema trito e ritrito ormai da anni, è ancora più
urgente ora in un momento nel quale gli individui, come monadi, si sono staccati dai vecchi recinti sociali e
si trovano da soli in attesa della creazione di nuovi corpi intermedi con i quali possano riaggregarsi. La legge
Del Rio che ha previsto lo smantellamento delle nuove provincie ha di fatto rinchiuso i cittadini tra due
istituzioni: i comuni, lasciati sempre più soli ad affrontare i problemi socioeconomici del territorio, e le
regioni, che in alcuni casi sono dei centri con poche competenze che non hanno una vera sensibilità delle
comunità sottostanti. La strada migliore, a nostro avviso, per risolvere questo problema, sarebbe rendere
più facile ed incentivare la creazione di unioni di comuni (già oggi necessarie, visto il bilancio risicato dei comuni, a condividere dei servizi) con un certo grado di autonomia. Comunque, riteniamo che anche
questo aspetto sia totalmente meritevole di approfondimento e invitiamo la dirigenza di Radicali Italiani a
creare un tavolo permanente per i prossimi anni sul tema, oltre che ad una convergenza con gli altri
movimenti liberali che vedono nella riduzione di debito e spesa la soluzione per una reale ripartenza: in
questo modo sarebbe più facile propagare la tematica in modo massivo.

12 ottobre 2019

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