Contributo di Michele Governatori

L’ecologismo al tempo della politica del tifo
(Appunti di Michele Governatori per una discussione al congresso di Radicali Italiani – 15/10/19)

Radicali italiani è una forza ecologista?
Sono molto frustrato per il fatto che oggi RI è meno impegnato nei temi ecologici di quanto lo fosse quando io mi sono avvicinato al movimento una dozzina di anni fa. Abbiamo perso componenti come Rientrodolce o come Marco Cappato che ora la sua iniziativa su una carbon tax europea (che a mio giudizio è una proposta addirittura ovvia, imprescindibile dell’ambientalismo liberale, si veda sotto) la sta facendo con altre forze.
Questo succede perché siamo liberali e non facciamo eccezione alla caratteristica molto italiana per cui l’ecologismo è solo comunista o socialista? Non credo che sia questa la spiegazione, anche perché pure il liberalismo di Radicali Italiani in economia è in calo, quanto il suo ecologismo.

Greta
“Greta Thunberg è una ragazzina viziata perché va in barca a vela”. Oppure: “ha le idee confuse”. “È lagnosa”. “Che ne sa lei della vita vera e della gente che deve sbarcare il lunario”. “Vada dai gilet gialli invece che alle riunioni dell’Onu”.
Beh certo la Thunberg è una ragazzina e magari le mancano tante cognizioni per trasformare i suoi appelli in cronoprogrammi applicativi. Grazie al cavolo. Ma scusate: è molto diverso da quel che fa qualunque politico adulto in cerca di consenso per i propri obiettivi?: semplificare, dare un volto a questioni socialmente rilevanti. Greta Thunberg sta avendo un ruolo clamoroso di coinvolgimento riguardo alla sfida forse più grossa della società contemporanea. Se già i negazionisti mi facevano ribrezzo prima, quelli che ora per ignorare la questione attaccano questa ragazza mi sembrano all’apice della meschinità.

I segnali fiscali verso un’economia sostenibile
Quali sono alcune rilevanti, se non le principali sfide sociali ed economiche con cui dobbiamo confrontarci? Direi:
• La necessità di investimenti pubblici, soprattutto in istruzione, giustizia, ambiente
• L’emergenza sanitaria delle circa 80 mila morti premature all’anno per inquinamento soprattutto da polveri sottili e ossidi d’azoto, in primis nei centri urbani della val Padana (solo Italia e Polonia in Europa hanno numeri così spaventosi)
• La povertà e la stagnazione economica.

Sarebbe favoloso se ci fosse una famiglia di interventi alla portata di agenda politica in grado di avere effetti positivi su tutte le questioni che ho elencato, no?
Bene, uno strumento promettente c’è: si tratta di una revisione della fiscalità con le seguenti caratteristiche di massima:
Colpire meno la produzione di reddito e più i consumi (l’Italia – che ha tasse generalmente alte per chi le paga – è piuttosto sbilanciata sui redditi) e disincentivare consumi o attività dannosi all’ambiente, e cioè che contribuiscono:
• Al depauperamento della qualità dell’ambiente il cui degrado genera anche costi sanitari
• Al consumo irrazionale di capitale ambientale pubblico (alla cui disponibilità anche le prossime generazioni hanno diritto)
• Ai cambiamenti climatici (tramite emissione di gas a effetto-serra)

Il Movimento Cinquestelle e l’attuale Governo hanno a parole questi punti tra i loro obiettivi. Ma già nelle discussioni preliminari al DEF li hanno di fatto accantonati, per il semplice motivo che una forza populista non è in grado di scontentare nessuno, e nessuna transizione ecologica si fa senza sacrifici per qualcuno. Ma proprio perché almeno dichiaratamente il Governo ha queste aspirazioni, sarebbe utile che RI, che tipicamente fornisce contenuti alle forze politiche candidate alle elezioni, intervenisse.

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