Intervento di Igor Boni

I Radicali sono stati tra i primi a comprendere quanto le questioni ambientali e le politiche ambientali fossero strettamente collegate e interrelate con tutte le altre politiche e quanto dovessero essere necessariamente pensate su dimensione sovranazionale.
Nessuna delle attività umane e delle nostre scelte è indipendente dall’ambiente, dalla sua qualità e dallo stato delle risorse naturali.
Per decenni la politica ha avuto l’illusione suicida di poter attuare provvedimenti a spese dell’ambiente in nome dello sviluppo, eppure ormai è evidente a tutti che nessuno sviluppo è possibile a spese dell’ambiente e che occorre trovare il modo di far convivere le nostre attività e le nostre ambizioni di crescita con la conservazione degli ecosistemi per il futuro.
Siamo stati i primi a parlare di piano energetico nazionale ed europeo e di differenziazione energetica, contro i costi e i rischi del nucleare e per innescare una via d’uscita all’era degli idrocarburi fossili.
Siamo stati i primi a credere nella necessità di un movimento politico ambientalista in Italia. Abbiamo portato il tema dell’uscita dal nucleare come elemento di discussione nelle case di tutti gli italiani. Abbiamo posto le basi per la nascita delle Agenzie regionali per l’ambiente, costituite in seguito al nostro referendum che aboliva la competenza della USL nei controlli ambientali. Sempre noi, insieme agli amici Verdi (che abbiamo contribuito a fondare), siamo stati i primi a chiedere regolamentazione restrittiva della caccia e limitazione dell’uso di pesticidi. Sempre noi, a porre la questione demografica come questione globale strettamente collegata ai cambiamenti climatici in atto e ai fenomeni migratori che i cambiamenti climatici innescano.
Il 2019 sarà certamente ricordato come l’anno nel quale la questione ambientale è divenuta patrimonio di molti, dove gli effetti dei cambiamenti climatici presenti e futuri sono divenuti finalmente attualità nelle agende politiche di tutti i Paesi del mondo. Un anno dove i rischi connessi all’utilizzo massiccio delle materie plastiche è divenuto elemento di discussione giornaliero.
Come spesso accade in questi casi il rischio è che la “moda” dell’ambiente sia passeggera o semplicemente porti risposte semplici, qualunquistiche o semplicistiche a un tema globale di una complessità straordinaria.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Mettiti in contatto con noi

 

DIFFONDI LA CAMPAGNA