Ricevo e condivido questo contributo al dibattito di Rosa Filippini

Caro Igor,

Mi solleciti ad esprimere un contributo alla discussione del vostro congresso a partire dal documento decalogo predisposto. Lo faccio volentieri in modo franco, dando per scontate le cose su cui sono d’accordo e che, spesso, derivano dal comune (anzi proprio dallo stesso) approccio radicale alla politica e soffermandomi solo sugli aspetti su cui dissento.

Si tratta innanzitutto del 1° punto, Mercato europeo delle emissioni serra (Emission Trading) – Livello europeo, nel quale è descritta l’origine, la riforma, l’andamento e le prospettive del sistema ETS. Mi pare di capire che lo condividete. Tutto bene dunque. Ma, visto che è già operativo (non solo il sistema, da ben 15 anni, ma anche la sua riforma), in che senso rappresenterebbe un vostro impegno?

In ogni caso, si tratta proprio di un tema su cui, invece, la mia associazione, gli Amici della Terra, è molto critica e, da circa 5 anni, propone di cambiare completamente strada. La critica riguarda sia la scarsità che la qualità dei risultati sul piano globale.

Infatti, nel valutare “la più grande rivoluzione programmata per il mercato continentale della CO2” occorre sempre tener conto del fatto che l’Europa pesa per il 9% delle emissioni totali di CO2 e che peserà sempre meno vista la crescita delle economie asiatiche e di quella americana. Di conseguenza, ogni punto di riduzione delle emissioni europee pesa per solo lo 0,1% sul totale mondiale e peserà sempre meno per il futuro.

Inoltre, non è chiaro quanto del risultato conseguito fino al oggi dallo schema ETS (una riduzione del 21% rispetto alle emissioni del 2005 nei settori disciplinati dal sistema) sia stato conseguito per un effettivo miglioramento dei processi produttivi o, come è più probabile, per la delocalizzazione delle produzioni in paesi non soggetti a questa normativa.

In Italia in particolare, il rialzo amministrato del prezzo del carbonio non aiuterà le 12 mila aziende coinvolte a migliorare i loro standard emissivi, come auspica il vostro documento. Al contrario, ogni nuovo aggravio sulle emissioni o sul prezzo dell’energia, imposto alle sole aziende europee, non fa che danneggiare gravemente la competitività delle nostre imprese sui mercati mondiali e ampliare il fenomeno del carbon leakage.

La proposta degli Amici della Terra in proposito è quella dell’ImEA che mira a valorizzare sull’IVA le reali emissioni di CO2, a prescindere da dove i beni siano stati prodotti, e ambisce a diventare uno standard di produzione sostenibile.

L’Imea si propone di incorporare il costo della CO2 nei prodotti attraverso uno schema di fiscalità ambientale valido sia per i prodotti interni al mercato UE che per quelli importati, prendendo come riferimento i migliori benchmark di intensità emissiva nei vari settori di produzione. Non ha infatti alcun senso da un punto di vista ambientale – e industriale – disincentivare le produzioni locali europee a basse emissioni nel confronto di mercato con quelle più inquinanti. Oggi, grazie alle tecniche denominate “blockchain”, potrebbe essere possibile tracciare le emissioni di beni complessi e contrastare il fenomeno del carbon leakage, e quindi l’involontario aumento delle emissioni clima-alteranti, attraverso un approccio bottom-up, in contrapposizione al “sistema Kyoto”, che invece è il tipico metodo top-down.

Lo strumento di fiscalità ambientale proposto non ha l’obiettivo di aumentare il gettito ma quello di incentivare le produzioni più pulite e di disincentivare quelle meno pulite, a prescindere da dove i beni vengono prodotti.

Il fine è quello di riconoscere i meriti ambientali delle produzioni manifatturiere UE senza discriminare quelle extra UE che rispettano gli stessi standard ambientali, sfruttando il mercato europeo per innescare un meccanismo virtuoso di miglioramento della qualità ambientale dei prodotti e per accelerare il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione anche sul mercato mondiale.

Il 24 settembre scorso gli Amici della Terra hanno inviato una lettera aperta al neo Commissario europeo per l’Economia, On. Paolo Gentiloni, in cui  sostengono che l’introduzione di un Imposta sulle Emissioni Aggiunte (ImEA) sia il modo migliore di dare attuazione ad uno degli elementi caratterizzanti del documento programmatico della neo Commissione, vale a dire l’introduzione nella UE di una “Carbon Border Tax” come misura necessaria per conseguire ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e contrastare efficacemente le dinamiche di carbon leakage.

A questo link http://astrolabio.amicidellaterra.it/node/1915 gli approfondimenti utili.

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