Contributo di Mike Ballini

cari compagni, un semplice contributo “tecnico” ed una “proposta” per approfondire una questione più complessa del semplice accesso ad un finanziamento.

 

La “faccenda” del 2x mille è normata principalmente da due dispositivi, che vi metto in link per completezza di informazione:

DECRETO-LEGGE 28 dicembre 2013 , n. 149 – consultabile QUI

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 28 maggio 2014 che trovate comodamente QUI

 

Vi sono questioni tecniche e politiche che si compenetrano e cercherò di illustrarle.

 

Sul dilemma 2×1000 sì vs 2×1000 no, vorrei si chiarisse che, a fronte delle risorse economiche di cui potrebbe essere portatore (c’era un interessante intervento di Capriccioli, che non trovo più, in cui faceva i “conti della serva”) ed ammesso e non concesso che le stesse possano essere sufficienti alla sopravvivenza di RI, con il minor numero di iscritti (aumenterebbero, se trasformati in Partito? Sono 200 euro a iscrizione, eh) crollo di donazioni e nonviolento pignoramento dei conti (senza contare che Silvja e Antonella non prendono lo stipendio da mesi….), la trasformazione in Partito ci imporrebbe un cambio drastico di visione e logiche: più che di politica e di iniziative, denunce a Minniti e azioni nonviolente, ci troveremmo a parlare di alleanze e posizionamenti per “sbarcare il lunario”, per sopravvivere con quei fondi e quelli e basta.

Sì, perché poi scordiamoci i contributi “altri”, che siano di Soros, Alde od altri soggetti.

 

Non vi nego che non so nemmeno quanto sia un Congresso, con i suoi tempi contingentati e questo in particolare, con una partecipazione non proprio agevole, il modo adatto di portare una serie di cambiamenti “epocali” sia alla forma di RI che al suo Statuto.

 

A mio modesto parere, è necessario un periodo di profondo studio e riflessione, che non potranno e non dovranno essere “questioni della Segreteria e della Tesoreria” ma di tutti gli iscritti. Questo richiede, sì, coinvolgimento, ma anche un contributo da parte di tutti perché RI “è un organismo politico costituito dagli iscritti al Movimento” (cfr art. 1 primo comma dello Statuto). Coinvolgimento e contributi che, e la sparo grossa ma ho le spalle larghe, non so quanto siano stati presenti in questi anni.

 

Va rivisto lo Statuto, intanto per adeguarlo alle specifiche di legge, e possiamo anche avvalerci del contributo di iscritti che conoscono la materia a fondo (abbiamo avvocati, commercialisti, abbiamo il Giusti tanto per non fare nomi…) questo non possiamo farlo in una commissione online o con uno scambio di mail che è anche divertente, vi dirò, ma di certo confusionario;

 

Va affrontata la questione tecnica della sopravvivenza di RI, interpellando esperti in materia -magari prendendoli anche dalle personalità che vengono invitate al Radical Lab o cercandoli altrove- che diano anche completezza di informazione su cosa può significare attingere al 2×1000, al 5×1000, all’8×1000 (da valutare anche questa ipotesi, perché a volte rischiamo di avvicinarci tremendamente alla setta religiosa, consentitemi la battuta);

 

Una volta trovata la quadra sul come e se sia possibile andare avanti, va affrontato il nodo politico su cosa voglia fare RI da grande, ora che diventa maggiorenne.

Quale posto vuole occupare nella politica italiana, che non sia già occupato da altri movimenti, organizzazioni o partiti? Vuole continuare ad occuparsi un po’ di tutto o -all’interno di una lettura globale del presente- prendere una iniziativa e “picchiare duro” su quella?

 

Molti storceranno il naso perché ho messo la politica al terzo posto, ma la mia non vuole essere una mozione degli affetti, quanto un contributo pragmatico, freddo se volete, che cerca di guardare in faccia ad una triste, ma dura realtà: i movimenti/partiti/organismi politici che sopravvivono senza fare politica esistono (ne ho fatto parte e no, non vorrei assolutamente che RI facesse la fine di certi partitini impegnati solo nella propria sopravvivenza, altrimenti rimanevo dove ero… da qui parte della mia avversione al 2×1000), mentre chi ha grandi idee e non ha la possibilità di metterle in pratica, muore.

 

Muore, eh. Muore per tutti: per “i romani” e per “i non romani”, per chi propone una via e chi ne descrive un’altra, per i militanti, i militonti, i dirigenti e i detrattori.

 

Siamo in una fase emergenziale da cui possiamo uscire, anzi da cui dobbiamo uscire, con la politica e con un “piano” sostenibile.

 

Ora, di iniziative politiche sono sicuro che potremmo trovarne, anche solo riprendendo temi “vecchi” come -a titolo esemplificativo- la laicità ed il suo portato economico (ridistribuzione dell’8×1000, IMU ecc…) che sono più trasversali, più sentiti e forse più “ALTI di quanto alto (…) sia il Parlamento.

 

Ma sul piano tecnico la questione la vedo molto più complicata e di difficile gestione, sia come tempi che come contributi.

Per questo la considero l’emergenza tra le emergenze.

 

Mi auguro che chi vincerà il Congresso prenda in esame questa possibilità di un periodo di “studio matto e disperatissimo”, che coinvolga e che non venga lasciato solo, nello studio di dirimenti ed importanti questioni che vengano approfondite nei tempi adeguati e magari portate ad un Congresso Straordinario.

 

29 ottobre 2019

Una replica a “Contributo di Mike Ballini”

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