Botta e risposta. Contraccezione e aborto in Africa: il punto è la vera difesa dell’umano

Lettera di Michele Usuelli al direttore di Avvenire del 25 gennaio 2019. La risposta del direttore è consultabile QUI.

Gentile Direttore,
in seguito all’articolo di Avvenire dello scorso 21-12 a firma Francesco Ognibene e della lettera della vicepresidente municipio 9 di Milano Giovanati, paiono espresse le opinioni di una parte del mondo cattolico sul tema “Bomba demografica e mancato accesso alla medicina contraccettiva nei paesi ad alta mortalità materna e ad altissima fertilità”, sul quale, all’unanimità, il consiglio regionale di Lombardia ha votato lo stanziamento di un milione da destinare a UNFPA, la agenzia delle Nazioni Unite per la Popolazione, a sostegno di paesi prioritari per il Ministero degli Affari Esteri Italiano e con un tasso di fertilità maggiore di quattro figli per donna.

Secondo l’OMS ogni anno 214 milioni di donne di paesi poveri e ad alta fertilità rimangono incinte senza desiderarlo, non avendo accesso alla medicina contraccettiva, pur conoscendone l’esistenza.

Le gravidanze troppo ravvicinate, a meno di 24 mesi di distanza tra loro, aumentano grandemente il rischio di mortalità materna e neonatale.

I paesi africani che negli ultimi 10 anni hanno maggiormente ridotto la loro mortalità materno-neonatale hanno spesso ministri della sanità donna ed hanno agito con una strategia comune: drastica riduzione del costo dei contraccettivi moderni e task shifting: prima i contraccettivi a lunga durata di azione (spirali, iniezioni che durano 3 mesi e confetti sottocute che durano 5 anni) erano somministrati solo dai medici, pochissimi in quei paesi e presenti solo in ospedale. Si è operato un trasferimento delle competenze dal medico ospedaliero all’infermiere e quindi dall’ospedale al centro di salute. In Niger, paese con il più alto tasso di fertilità al mondo, ogni donna in età riproduttiva ha in media 7,1 bambini. 39 paesi al mondo hanno un tasso di fertilità maggiore di 4 per ogni donna e sono tutti paesi molto poveri e/o in guerra. Io ho visto e quindi so: per 7 anni ho lavorato come medico dei neonati (non sono affatto uno sterilizzatore) tra Cambogia, Afghanistan, Malawi, Sudan, Sierra Leone e Rep Centrafricana.

Mi sono sempre occupato di lavorare su tutti i servizi di salute materno infantile, un continuum of care dalle visite pre-parto fino alla contraccezione post parto.

Quando i servizi di medicina contraccettiva vengono offerti, una quota parte di donne e famiglie ne accedono volentieri. Mai, a differenza di quanto afferma la signora Giovanati, ho visto trasformare da UNFPA o altre ONG l’aborto in vera e propria proposta di contraccezione. Qui l’aborto non c’entra nulla: nessun operatore umanitario poterebbe mai violare le leggi di un paese in cui è ospite e nella grandissima maggioranza dei paesi ad altissima fertilità e mortalità l’aborto è illegale. Il tema è il diritto della donna ad accedere alla medicina sessuale e riproduttiva e non la “prevenzione delle nascite”, neologismo del giornalista di Avvenire.

Le risposte al messaggio di Papa Francesco “Non fate figli come conigli, paternità responsabile!” sono diverse, come differenti sono le sensibilità dentro il mondo cattolico: un dibattito sotterraneo che merita di essere portato alla luce, per aiutare i centri sanitari religiosi che distribuiscono contraccettivi nascostamente.

Viene in aiuto la pastorale del Cardinal Martini, con la quale sono cresciuto e la esperienza di tanti medici missionari, che vivono la compassione come prima legge morale.

Questo mi ha insegnato un prete medico missionario argentino con cui ho studiato medicina, padre Oscar Goapper. Nel suo ospedale a Neisu forniva tutti i metodi contraccettivi inclusa la legatura delle tube. Qualche anno dopo una infezione se lo è portato via. Gli ho dedicato la mia tesi di laurea. Infine la riduzione del tasso di fertilità nei Paesi a risorse limitate tramite l’aumento della prevalenza contraccettiva volontaria è una delle chiavi per disinnescare la bomba demografica.

Se il tasso di fertilità rimarrà costante, le proiezioni delle Nazioni Unite prevedono che nel 2050 la popolazione mondiale crescerà fino a 10,6 miliardi e, mantenendo inalterata questa tendenza, nel 2100 arriverà a contare 15,8 miliardi di persone. Il tema è urgente. Questi dati sono ben commentati nell’ottimo libro “Exploding Africa”, scritto da un politico “cattolico adulto”, Diego Masi.

Nel 2017 l’Unione Africana ha dedicato la sua priorità di lavoro al dividendo demografico. In pratica significa che per quanto un paese aumenti il suo PIL, non migliorerà mai la qualità di vita dei suoi cittadini finché essi crescono più velocemente del PIL, al netto di ogni politica di ridistribuzione della ricchezza. Questo punto politico deve essere inserito in tutte le occasioni in cui l’Africa sarà al posta centro della nuova stagione della globalizzazione anche per le ripercussioni della bomba demografica sul cambiamento climatico.

Gentili Giovanati ed Ognibene non siamo più solo i Radicali di una volta, ora ci riuniamo in più Europa, un partito che contiene una componente cattolica strutturata, rappresentata dal Centro Democratico di Bruno Tabacci.
Ciò aumenta grandemente la quantità di menti a favore di una sintesi politica sui temi etici che dovremo saper fare al nostro interno per poi proporla con una nuova autorevolezza agli italiani.

Anche di questo parleremo con Bruno Tabacci e Marco Cappato al congresso nazionale di Più Europa a Milano il 25-27 gennaio p.v. per innescare un dibattito maturo anche su questi temi, verso un nuovo miracolo italiano. Avvenire, di cui sono avido lettore riguardo a solidarietà e politica estera, è invitatissimo.

Una replica a “Botta e risposta. Contraccezione e aborto in Africa: il punto è la vera difesa dell’umano”

  1. La limitazione e negazione della libertà individuale femminile e la sottomissione delle donne alla riproduzione della tribù è il vero scopo immanente della religione. Quindi non fatevi illusioni di compromesso.

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