Caporalato, Bonafoni/Capriccioli: Regione in prima linea per combattere sfruttamento dei sikh

“La comunità Sikh è composta da circa 12mila persone che vivono dislocate nella provincia di Latina, sfruttate per il lavoro nei campi con stipendi da fame, in condizioni disumane, senza tutele né garanzie: grazie all’ordine del giorno approvato oggi in Consiglio, la Regione Lazio si impegnerà nei prossimi mesi per dire basta a questa vergogna”. Lo affermano in una nota Alessandro Capriccioli, capogruppo di +Europa Radicali, e Marta Bonafoni, capogruppo della Lista Civica Zingaretti, presso il Consiglio Regionale del Lazio.

“Di fatto, una comunità che per cultura e religione risulta accogliente, rispettosa, pacifica e dedita al lavoro, è stata trasformata in un esercito silenzioso di nuovi schiavi, piegati nei campi a lavorare in condizioni di massimo sfruttamento: raccolta manuale di ortaggi, semina e piantumazione per 10-14 ore al giorno filate sotto il sole, costretti a chiamare ‘padrone’ il proprio datore di lavoro, a subire vessazioni e violenze di ogni tipo.

Quattro euro l’ora nel migliore dei casi, con pagamenti che ritardano mesi e a volte mai erogati, violenze e percosse; persone che per sopravvivere ai ritmi massacranti e aumentare la produzione dei padroni italiani sono costretti a doparsi.

Questa situazione intollerabile, per molti anni invisibile, configura di fatto una situazione di riduzione in schiavitù, effettuata su base etnica, favorita dalla mancata conoscenza da parte della comunità Sikh della lingua italiana, dei diritti dei lavoratori e dei servizi socio-sanitari cui è possibile accedere.

Dopo l’approvazione del nostro odg, la Regione dovrà prevedere una serie di interventi sul territorio per promuovere l’accesso da parte dei lavoratori stranieri a tutte le misure di garanzia previste dall’ordinamento vigente, affinché vengano assicurate condizioni di lavoro eque e dignitose, in particolare attraverso attività di alfabetizzazione, percorsi di informazione e orientamento sulle tematiche legali, attività di mediazione linguistica e scambi culturali e sociali con la popolazione locale”.

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