Governo, Capriccioli: no a chiusura, lavorare su obiettivi politici

“Credo che la decisione assunta dalla direzione di +Europa di porsi all’opposizione del nascente governo, peraltro prima ancora di conoscerne nel dettaglio obiettivi e composizione, sia stata un errore”.

Lo scrive su Facebook Alessandro Capriccioli, consigliere regionale del Lazio di +Europa Radicali.

“Ne sono convinto, come ho spiegato ieri proprio in direzione (di cui faccio parte in quanto eletto, senza diritto di voto), per almeno tre ragioni: 1) l’escalation di Matteo Salvini, cresciuto in modo abnorme nei sondaggi grazie alla campagna elettorale permanente messa in piedi dalla postazione di Ministro dell’Interno, dovrebbe indurre a considerare con la massima apertura tutte le opzioni alternative alle elezioni immediate, che con ogni probabilità concretizzerebbero la richiesta di ‘pieni poteri’ avanzata dallo stesso Salvini all’esplodere della crisi: certamente senza rendersi disponibili a qualsiasi cosa, ma al tempo stesso evitando (responsabilmente) le chiusure pregiudiziali e le rivendicazioni della propria “diversità”; 2) prima di potersi pronunciare a favore o contro qualcosa è necessario perlomeno vederla.

A maggior ragione, poiché parliamo di politica e visto che la politica non si fa semplicemente per affermare se stessi, ma per ottenere dei cambiamenti, del governo che sta per nascere occorrerebbe non soltanto andare a “scoprire la carte”, com’è stato scritto da qualcuno in queste ore, ma ancora prima tentare di influenzarne l’agenda ponendo in modo laico degli obiettivi politici e provando a fare in modo che assuma l’impegno di realizzarli; 3) a mio modo di vedere l’adagio “Salvini e i 5 stelle pari sono” è estremamente semplificatorio, e certamente riduttivo di una realtà che a me pare decisamente più complessa.

La mia esperienza in questo anno e mezzo di Consiglio regionale mi suggerisce un quadro diverso (pur nelle contraddizioni, talora anche vistose, che certamente contiene), che credo sarebbe doveroso esplorare in modo concreto, anziché limitarsi a desumerne elementi di preclusione aprioristica che hanno molto a vedere coi posizionamenti e poco con gli obiettivi.

Insomma – conclude – si tratta di fare politica: anche giocando, come direbbe Pannella, ‘il possibile contro il probabile’, anteponendo le iniziative e gli obiettivi alle prese di posizione e all’affermazione di se stessi”.

Roma, 3 settembre 2019

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