I Medici in Mobilitazione Permanente tornano in piazza 

Flavia Mezja, militante di Radicali Italiani e membro del coordinamento di I Medici in Mobilitazione Permanente

Il 29 maggio scorso ci siamo mobilitati in 21 piazze in tutta Italia: sono scesi in piazza tanti colleghi e colleghe, tanti studenti e studentesse, una manifestazione trasversale. Abbiamo lasciato in 21 piazze italiane i nostri camici per terra, a simboleggiare l’abbandono cui siamo sottoposti. Un abbandono che ha colpito non solo i camici grigi, medici sospesi nell’imbuto formativo, ma anche gli specializzandi, professionisti considerati alla stregua di studenti che, di fatto, lavorano. Questi ultimi, in particolare, spesso sono completamente autonomi e altrettanto spesso sono costretti dalle contingenze a reggere da soli interi reparti, vista la carenza di personale strutturato. Il definanziamento progressivo del Servizio Sanitario Nazionale ha portato anche a queste conseguenze. La nostra manifestazione chiedeva con forza che tutte queste categorie fossero ascoltate e che lo Stato avviasse il percorso di una riforma della formazione medica post laurea. Teniamo a sottolineare che la nostra mobilitazione permanente non ha il solo scopo di tutelare la nostra categoria: la nostra priorità è quella di garantire a tutti un Servizio Sanitario Nazionale in grado di rispondere ai bisogni di salute della collettività. 

Il 29 maggio eravamo tanti e abbiamo ottenuto i primi riscontri anche da parte delle istituzioni: il Ministro Manfredi si è reso disponibile per l’apertura di un tavolo finalizzato alla stesura di una riforma della formazione medica; inoltre, siamo stati ricevuti dai presidenti e dagli assessori di diverse regioni (Toscana, Emilia Romagna, Piemonte, Marche, Provincia Autonoma di Trento, Sardegna) che si faranno portavoce delle nostre istanze presso la conferenza Stato-Regioni. Anche i comuni e le città metropolitane si sono resi disponibili a supportare le nostre istanze. 

Tuttavia, crediamo che dalla politica e dalle istituzioni non siano giunte risposte sufficienti: la promessa di un tavolo di riforma, finché non saremo convocati, non ci basta, allo stesso modo non ci basta la miriade di emendamenti presentati in parlamento, nessuno dei quali risolve il problema dell’imbuto formativo. Per questo abbiamo convocato due date di mobilitazione. La prima il 19 giugno, giorno in cui scenderemo in piazza nelle principali città italiane. La seconda il 26 giugno, giorno in cui si svolgerà una manifestazione nazionale a Roma, in una piazza ancora da definire. 

Queste due date hanno due finalità: chiedere che venga investito nel DL Rilancio un ammontare sufficiente al raggiungimento di un rapporto 1:1 nell’immediato e che tale corrispondenza permanga anche in futuro, di modo che venga una volta per tutte superato l’imbuto formativo; e che sia convocato nel breve periodo il tavolo di lavoro per l’approvazione di una riforma. Quest’ultima richiesta, in particolare, nasce dal fatto che per risolvere il problema della formazione post laurea di medicina – e di conseguenza la carenza cronica di personale formato nelle strutture sanitarie e nel territorio – è necessario rivedere alla radice la legge 368 del 1999. Inoltre, crediamo che sia necessario che il tavolo di lavoro debba essere interministeriale, coinvolgendo oltre al Ministro Manfredi anche il Ministro Speranza, poiché è necessario dare un segno che chiarisca il fatto che il medico in formazione non è uno studente, ma un medico, 

un professionista che sta perfezionando una formazione già ampiamente avviata nei 6 anni di studio e tirocinio. Ci teniamo, infine, a ribadire le nostre proposte: abolire l’imbuto formativo, così da colmare le carenze di personale di tutti i reparti e ambulatori; ampliare la rete formativa, così da permettere agli specializzandi di avere una visione a 360° del mestiere del medico specialista; riformare il contratto di formazione medica, di modo che siano riconosciuti al medico in formazione i diritti e le tutele previsti per qualsiasi lavoratore; uniformare su tutto il territorio la formazione, di modo che sia di qualità dovunque e che non ci siano disparità macroscopiche. Infine, chiediamo anche che venga riformata la formazione in medicina generale, così che possa assumere maggiore dignità e attrattività, poiché, di fatto, questa branca della medicina rappresenta il primo contatto della popolazione col SSN, nonché la chiave di volta di una gestione complessiva e globale della salute. Chiediamo tutto questo non per noi, ma per i cittadini tutti, nella speranza di poter prestare delle cure di qualità e permettere così al nostro Servizio Sanitario Nazionale di rimanere, per molti Paesi, un modello di eccellenza di sistema sanitario universalistico. 

 

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