Taglio dei parlamentari: Radicali Italiani promuove il Comitato per il NO alla controriforma

Massimiliano Iervolino

a4fcfb39-fa2d-443c-8b53-2a0c85627eb5Il 29 marzo si andrà a votare per il referendum confermativo sul taglio dei parlamentari, una proposta demagogica che non viene accompagnata da nessuna riforma dello Stato e del Parlamento. Dietro a una irrisoria diminuzione dei costi, si cela il rafforzamento dei partiti, soprattutto se si considera il progetto istituzionale di questo Governo, che auspica un ritorno al proporzionale con sbarramento al 5%, liste bloccate ed eliminazione dei collegi uninominali.

Noi radicali voteremo convintamente no, ed è per questo che il 17 febbraio Radicali Italiani ha costituito il “Comitato per il NO alla controriforma”, con una visione chiara riguardo all’assetto istituzionale che l’Italia dovrebbe avere, senza limitarsi ad opporsi alla riduzione del numero di eletti. Riteniamo, infatti, che il taglio del numero dei parlamentari non sia di per sé negativo per le dinamiche istituzionali, lo è però se applicato in questo modo e in questo contesto.

Il taglio della rappresentanza, infatti, è sempre stato un cavallo di battaglia del Movimento 5 stelle, insieme a quelli relativi al referendum propositivo e all’abolizione del vincolo di mandato. Tre proposte che fanno parte di una stessa strategia: arrivare al superamento della democrazia parlamentare a favore di quella cosiddetta diretta, senza organi intermedi né di controllo. Un progetto che, in considerazione del calo di consensi vissuto dal Movimento, si fermerà probabilmente al taglio dei parlamentari. Questa riflessione ci porta a interrogarci su quale visione dell’assetto istituzionale italiano, invece, possa avere il fronte progressista favorevole alla riforma sulla quale i cittadini sono chiamati a esprimersi. La risposta è che, a oggi, tale visione appare inesistente.

Riteniamo che la riduzione de numero degli eletti debba essere una conseguenza della riforma del Senato, mentre questa riforma costituzionale manterrà il sistema bicamerale perfetto vigente, lasciando irrisolti i problemi che ne derivano: due camere fotocopia che non garantiscono la piena funzione legislativa del singolo parlamentare, poiché il potere esecutivo, in nome della governabilità, ne limita le funzioni attraverso l’abuso sia della decretazione d’urgenza che del ricorso al voto di fiducia. Il Comitato vuole ottenere una nuova riforma, organica, per il superamento dell’attuale assetto bicamerale, che sia rispettosa del pluralismo politico e territoriale e delle procedure che presiedono all’elezione degli organi di garanzia, anche al fine di impedire l’attuazione dei “pieni poteri”. Questa, che consideriamo una “controriforma”, ci allontana dalla richiesta di maggiore democrazia e partecipazione della società.

A ciò si affianca un’altra questione per noi cruciale: la riforma del sistema elettorale. Oggi, oltre ad assistere alla controriforma costituzionale abbiamo di fronte anche quella elettorale: la proposta presentata da Giuseppe Brescia prevede un sistema proporzionale con uno sbarramento al 5% (attenuando di fatto l’effetto del taglio dei parlamentari), liste bloccate e l’eliminazione dei collegi uninominali che, con l’azzeramento delle coalizioni pre-elettorali, limiterebbe ancora di più la scelta dei cittadini. In pratica, più potere ai segretari di partito che, una volta chiuse le urne, potranno decidere con chi fare il Governo.

Noi radicali abbiamo espresso la stessa visione fin dal 1993, attraverso l’iniziativa della lista Pannella per il Partito Democratico, che nasceva dal tentativo di riformare il Paese laddove il sistema elettorale maggioritario era solo una prima parte del processo di cambiamento, da affiancare a quella costituzionale. Nei decenni siamo stati attivatori di democrazia quanto promotori di leggi elettorali capaci di assicurare un vero rapporto tra eletto ed elettore.

La nostra proposta oggi non cambia: continuiamo ogni giorno a lottare per la democrazia e la partecipazione e per questo con il Comitato diciamo “no” al taglio dei parlamentari oggetto del referendum del 29 marzo.

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