Afghanistan: un ritiro che non sia una ritirata

di Riccardo Magi, deputato +Europa, Michele Usuelli, consigliere regionale della Lombardia + Europa, Marco Cappato, Associazione Luca Coscioni

È ininterrottamente da 40 anni che gli afgani vivono in una situazione di conflitto, l’ultima guerra dura da 16 anni e ha causato almeno 150.000 vittime soprattutto tra i civili. Ecco perché la decisione di un eventuale ritiro italiano non può discendere dalla dichiarazione estemporanea ed unilaterale di un Ministro senza che sia neppure avviato l’imprescindibile dibattito parlamentare.

I recenti negoziati tenutisi a Doha, in Qatar, tra emissari degli Stati Uniti e dei Talebani sembrano aver raggiunto un’intesa di principio sulla pacificazione e la riconciliazione nazionale. Secondo quanto riportato da Zalmay Khalilzad, l’inviato della Casa Bianca, “i Talebani si impegnerebbero ad impedire che l’Afghanistan diventi una piattaforma per gruppi terroristici internazionali come l’IISIS o Al Qaeda” ed in cambio gli americani ritirerebbero le truppe dal Paese.

Ci si domanda, legittimamente, quale ruolo vogliano giocare l’Italia – terzo contingente militare in Afghanistan – e gli altri stati membri dell’Unione Europea presenti nella regione per facilitare e dare un contributo ai negoziati di pace. Chiediamo quindi che il nostro Governo ed il resto della comunità internazionale si attivino immediatamente per prendere parte ai colloqui; che incontrino i rappresentati dei Talebani titolari dei dicasteri di sanità, giustizia ed istruzione nei territori sotto il loro controllo; che vengano discusse le questioni afferenti al “fattore oppio”, alla sua legalizzazione anche a fini terapeutici ed al contrasto delle “narco-mafie”; e che venga promossa l’ipotesi federalista – tra hazara, tagichi, uzbeki e pasthun – affinché si possano gettare le fondamenta per un dialogo tra governo afghano e Talebani, dialogo sinora rifiutato. Ci appelliamo pubblicamente al Governo italiano attraverso due interrogazioni parlamentari a prima firma Magi affinché il ritiro non diventi una ritirata: convertiamo i costi della presenza italiana in Afghanistan – con la gradualità che i progressi di pace consentiranno – in interventi per lo sviluppo sociale ed economico dei cittadini afgani riguardanti in particolare l’affermazione dei diritti delle donne a partire da quello alla salute riproduttiva, un impegno in piena linea con quanto previsto dall’Agenda 2030 delle Nazioni unite per lo sviluppo sostenibile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Mettiti in contatto con noi

 

DIFFONDI LA CAMPAGNA