Intercettazioni: Magi, volontà di intervento su trojan ancora troppo vaghe

«Il Governo ha affermato di essere a lavoro con un tavolo tecnico sui captatori informatici. Bene, vigileremo affinché sia contemperata la possibilità di utilizzare tali strumenti investigativi con il rispetto di garanzie elevate per la sicurezza dello Stato e la libertà dei cittadini», è quanto afferma Riccardo Magi, deputato radicale di +Europa, durante lo svolgimento di un’interpellanza urgente in cui chiedeva al Governo cosa intenda fare per assicurare che le società che vendono servizi di intercettazione siano vincolate a misure tecniche di sicurezza più stringenti ed efficaci al fine di impedire violazioni in futuro.

È di pochi mesi fa infatti il caso dei dati captati nelle intercettazioni della procura di Benevento, gestiti dall’azienda Stm Srl a seguito di gara di appalto, dati che anziché finire sul server dei magistrati – risultati vuoti – arrivavano su un cloud Amazon negli Stati Uniti. Lo spyware Exodus avrebbe inoltre infettato i dispositivi di diverse centinaia di cittadini italiani, del tutto estranei a procedimenti giudiziari. «Sul punto il Ministero ha scaricato le responsabilità affermando che gli incarichi alle ditte esterne sono conferiti dalle singole procure: non è accettabile che nei rapporti con le società di intercettazione ogni procura si regoli diversamente, e che il criterio per la scelta possa essere quello del prezzo più basso, anche considerando che, come emerso da inchieste giornalistiche, nella maggior parte dei casi si tratta di piccole imprese a conduzione familiare che trattano dati altamente sensibili», afferma Magi.

«Dall’altro lato, il Governo ha fatto riferimento a “prospettive di riforma” volte all’installazione di server ministeriali sui quali riversare in esclusiva i dati captati e a far sì che i programmi siano “conformi agli standard tecnici predefiniti a livello ministeriale”. Affermazioni e intenti troppo vaghi, considerata la delicatezza della materia», continua Magi.

Sui costi, «bene che si sia registrata una riduzione della spesa per intercettazioni rispetto a dieci anni fa (con tutta probabilità dovuto all’avanzamento della tecnologia), ma non significa che diminuito il ricorso ad esse (nel 2017 i bersagli sono stati oltre 127 mila); la spesa, che si attesta a 205 milioni di euro nel 2018, è comunque in aumento rispetto all’anno scorso. E le preoccupazioni sulla privacy, già espresse dal Garante e rimaste purtroppo inascoltate, crescono a fronte della tendenza ad utilizzare questi strumenti in modo sempre più pervasivo; basti dire che il decreto fiscale, aumentando le pene, consentirà le intercettazioni anche sul delitto di omessa dichiarazione. Su questo ho presentato un emendamento soppressivo, sul quale mi auguro si apra una riflessione», conclude.
15 novembre 2019

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