+Europa verso il Congresso di fondazione

di Simona Viola, membro di direzione di Radicali italiani

Si sta avvicinando velocemente il primo congresso fondativo di +Europa. Un esperimento inedito della politica italiana.
Non è naturalmente la prima volta che assistiamo alla nascita di nuove forze politiche originate da movimenti o partiti, comunque organizzati, precedenti. Mi pare tuttavia che l’incontro tra i percorsi politici di Emma Bonino, Bruno Tabacci e Bendetto Della Vedova sia un unicum nella storia della politica italiana e che costituisca il tentativo più serio e originale di interpretare le trasformazioni che animano il Paese.

Finalmente un partito che non teme di dichiarare apertamente l’adesione ai valori liberaldemocratici, portatore di una consolidata cultura di difesa dei diritti civili, che sceglie l’Europa senza se e senza ma, quale primo necessario e convinto passo verso la sua riforma, in una prospettiva anche federalista.

Dichiarazioni che segnano la nuova linea di frontiera e la distanza dall’ondata populista e nazionalista che sta mettendo in pericolo il mondo, l’Europa e anche l’Italia.

In questi mesi di gestazione, senza, sostanzialmente, che siano state intraprese iniziative politiche significative, la sola forza scaturente da queste tre storie personali e il forte e inequivoco richiamo all’Europa hanno determinato l’iscrizione di duemila cittadini elettori che hanno deciso di impegnarsi nella costruzione di un nuovo partito politico.

A Milano, nella costruzione del Gruppo milanese che presiedo, ho incontrato molte donne e uomini completamente disinteressati, animati dal desiderio di costruire cultura della legalità, di riaffermare la centralità dei diritti di ogni persona e di ampliarne la platea, donne e uomini che desiderano responsabilmente concorrere alla costruzione un’Italia moderna, giusta, leale, competente e concorrenziale, che ripudi il corporativismo, lo statalismo e l’assistenzialismo che da sempre la limitano e che ora, con il salto di qualità antidemocratico e sovranista, stanno per soffocarla.

E’ dunque indispensabile che l’energia vitale scaturente da questo impegno personale e collettivo, che le intelligenze, le speranze e le aspettative che si sono rivelate e sprigionate in questi mesi non siano tradite né deluse dal Congresso.

Un congresso di fondazione deve interpretare questo nascente entusiasmo, deve rispondere al desiderio di partecipazione, deve generare un sentimento di appartenenza, deve infondere fiducia – insieme al necessario senso di responsabilità – nella proposta politica, di metodo e di merito, che si offre al Paese.

Il dibattito precongressuale che si sta svolgendo in varie sedi – perlopiù digitali come questo blog – sembra consapevole della necessità, e direi della responsabilità storica, che impone di elevare la discussione politica a un livello corrispondente al grado di pericolo che l’intera umanità sta correndo.

Dobbiamo essere consapevoli che la partita che stiamo giocando è ultimativa.

Se l’Europa dovesse allontanarsi dai valori della democrazia liberale e del rispetto dei diritti umani, se il paradigma ecologista non assumesse finalmente centralità, se il sentimento nazionalista non dovesse essere respinto dal sentimento della comune cittadinanza europea, i destini di tutti e di ciascuno di noi potrebbero subire tragiche inversioni.

Dunque sarà bene che anche chi si candida alla guida del nuovo partito abbia presente la responsabilità di rispondere alle speranze di chi vi ha aderito e di assicurare che le dinamiche del congresso permettano l’espressione di un sentimento di coesione autentica intorno al nostro progetto politico.

Se da una parte è vero che la molteplicità delle candidature può condurre (ma non necessariamente conduce) a un arricchimento del dibattito politico interno, è d’altra parte innegabile che la credibilità di un progetto politico esordiente è direttamente proporzionale al grado di consenso che riscuote fra i suoi stessi promotori: è difficile convincere gli elettori se non siamo tutti insieme, noi per primi convinti del progetto e della leadership cui affidarlo.

Confido che l’altezza del compito che ci aspetta ci aiuterà a limitare al minimo indispensabile l’attenzione, che pure andrà riservata, agli aspetti statutari, in modo da dedicare il tempo dei congressisti – e degli italiani che ci seguiranno – alla messa a punto del nostro progetto e alla selezione (non di un capo, solitario ed eletto contro un altro ma) di un ampio, coeso e convincente gruppo dirigente all’altezza delle storie politiche che lo hanno preceduto.

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