Le profezie autoavveranti

di Ramon Rosi, Segretario di Firenze Radicale – per gli Stati Uniti d’Europa

La discussione italiana ed europea sulle misure economiche comunitarie da adottare per far fronte alla crisi economica, innescata dalla crisi sanitaria, sono, nella mia modesta opinione, da contestualizzare in termini politici, pena altrimenti trovarsi in futuro a fare dei distinguo tardivi e di conseguenza inefficaci.

Per quanto, da convinto federalista, reputi gli Eurobond un giusto e fondamentale passo verso un’Unione Europea che sia sempre più tale, ovvero, come correttamente fatto notare dalla nostra lettera al Presidente del Consiglio, diventino il grimaldello per l’ottenimento di una politica fiscale comune, credo che la loro istituzione non possa e non debba soltanto basare la propria legittimità sull’attuale congiuntura delle crisi di cui dicevamo prima.

Insieme all’apprezzamento, giusto, ci tengo a precisarlo, per la lettera inviata da Giuseppe Conte, con altri otto leader europei, al Presidente del Consiglio Europeo, penso che sia utile anche porre delle domande a un politico che ha guidato, nel recentissimo passato, la coalizione più ostile non solo alle istituzioni ma ai valori europei e che, anche conclusa quella esperienza, non ha certo brillato per europeismo. Non voglio con questo fare delle distinzioni ideologiche che poco mi si addicono e tanto meno dovrebbero essere fatte in questi momenti di difficoltà, ben vengano anzi tutti i convertiti sulla via di Damasco, parlo di elementi concreti, uno su tutti il suo rapporto col MES. Anche volendo accettare la versione secondo la quale si tratterebbe di uno strumento inefficace agli scopi che ci poniamo, penso che a nessuno, fuori dai corridoi del palazzo, siano chiari i motivi che hanno portato prima al blocco della sua riforma, nonostante quest’ultima fosse frutto di una discussione avvenuta anche durante il suo primo governo, poi a richiederne l’immediata attivazione all’inizio di questa crisi e infine, pochi giorni dopo, a reputarlo uno strumento inadeguato.

Perché se è vero che l’attuale opposizione dei Paesi con bilanci “virtuosi” ad ogni misura di collettivizzazione di rischi e garanzie, nel presente (Coronabond) o nel futuro (Eurobond), può portare a una crescita di forze politiche più ostili al progetto comune negli altri Paesi, producendo così una profezia che si autoavvera dove l’Europa viene indebolita a causa della propria debolezza, in un circolo vizioso, vera e propria strategia politica di queste forze (abbandonata ormai l’idea che si possa uscirne in modo unilaterale), è anche vero che la situazione attuale è il frutto di altre due profezie autoavveranti, la prima delle quali l’avevamo, come Radicali, già individuata anni fa, pur rimanendo inascoltati:

  1. La sola presenza di forze politiche antieuropeiste in un Paese, anche quando sono escluse dalla maggioranza di governo, se non sono controbilanciate da forze europeiste (o se quest’ultime lo sono in modo troppo blando), è già più che sufficiente a influenzare significativamente l’azione di governo. Questo vale a livello nazionale come in Europa, dove, solo per fare un esempio, limitandoci alla sola Commissione, abbiamo per la prima volta (dopo la Commissione Barroso I, quindi un era politica fa) un commissario appartenente al Gruppo dei Conservatori e Riformisti (lo stesso di Giorgia Meloni, per capirci), il polacco Wojciechowski in quota Diritto&Giustizia.
  2. Chiunque guardi politicamente al nostro Paese dall’esterno sa che gli impegni che firmiamo oggi potrebbero diventare carta straccia domani, verosimilmente tra massimo tre anni. Salvo sorprese, la prossima legislatura e, di conseguenza, la prossima maggioranza sarà l’esperimento politico non solo più a destra di tutta la storia dell’Italia repubblicana ma anche il più contrario all’integrazione europea che oggi chiediamo. Anche qui, solo per fare un esempio, il leader più riconoscibile di questa compagine pochi giorni fa ha detto in un’intervista che il MES sarebbe una truffa, non perché, magari, contrario a un certo livello di condizioni da sottoscrivere ma perché “quei soldi vanno restituiti”.

Per concludere, penso che si debba cogliere l’occasione di comunicarle oggi queste cose, il modo migliore non lo so ma sono certo che lo troveremo, perché appunto un domani, forse già quando sarà passata questa emergenza, sarebbe troppo tardi. Comunicare che gli ostacoli all’integrazione non sono solo i “Paesi del Nord” ma anche tutti coloro che, qui come all’estero, ad ogni elezione del parlamento europeo si riempono la bocca con “l’Europa dei popoli” ma poi cercano semplicemente di sabotarla; che un’Europa Federale la si costruisce sì partendo dalla crisi attuale ma volendo guardare lontano; che per crearla non basta chi la scopre al momento del bisogno ma serve chi ci crede davvero e, tra questi, ci siamo anche noi.

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