A proposito di +Europa, dialogo con i Verdi, conversione ideologica

Di Gianfranco Spadaccia

Credo sia sbagliato, profondamente sbagliato ideologizzare i rapporti politici. Viviamo in tempi in cui i nostri avversari si unificano nel potere intorno a cosa? (il sovranismo, il nazionalismo, l’antifederalismo, l’avversione all’Europa?) mentre noi erigiamo muri di incomprensione, di settarismo fra chi ha (come io ritengo) non idee contrastanti e incompatibili ma semplicemente punti di vista diversi.

Ho sentito dire: i comunisti con i comunisti (sottinteso i verdi), i liberali con i liberali (sottinteso noi di +Europa).

Di questo passo si farà presto a scovare i comunisti anche tra noi liberali e radicali. Io non ho una visione palingenetica dell’ecologia ma ritengo che il prossimo quarto di secolo, un po’ più di una generazione, sarà decisivo per assicurare non all’Europa ma all’intero pianeta un’economia sostenibile.

Fino a ora abbiamo fatto poco, pochissimo.

Credo che sbaglino tutti coloro che in nome dello sviluppo sottovalutano il problema dei problemi, quello della sostenibilità dello sviluppo. Come sbagliano tutti coloro che lo identificano automaticamente con la decrescita.
Viviamo in un mondo di miliardi i persone che devono trovare un equilibrio demografico ma che rimarranno miliardi anche nel nuovo equilibrio e che devono mangiare, vivere, lavorare e produrre.

Parlare seriamente di sviluppo sostenibile comporta di conseguenza di passare dalle pregiudiziali ideologiche ai programmi, dobbiamo programmare una transizione che dalla situazione attuale ci porti entro una generazione e al massimo entro un quarto di secolo a una piena sostenibilità ambientale.

E questo richiede una radicale conversione ecologica della economia. Naturalmente è sbagliato dire NO a tutte le grandi opere.

Come ha detto Michele Governatori in un convegno su questo tema dobbiamo dire Sì alle grandi opere utili e No e a quelle non utili.

A differenza dai 5Stelle io ho sempre rivendicato il riequilibrio del traffico dalla gomma alla rotaia come un fattore essenziale di conversione ecologica. Per me quindi fra i costi e i benefici, la diminuzione dei TIR nel trasporto su strada è da iscrivere tra i benefici netti a favore della sostenibilità.

Quindi per me laicamente e non ideologicamente bisogna affrontare il problema in questi termini.

Ha torto chi ci impone un NO preventivo. Ma ha torto anche chi ci dice di non affrontarlo, di non affrontare la questione TAV per non creare problemi al dialogo con i verdi. Perché saranno i fatti e gli altri ad imporcelo durate al campagna elettorale.

Per concludere, non ho la sfera di cristallo, non so cosa accadrà.

Ma so che i Verdi hanno (avrebbero) bisogno di noi e noi dei Verdi: e so che entrambi abbiamo bisogno di Europa perché senza Europa non avremo né sviluppo (solo impoverimento generale) né sostenibilità: un’Europa naturalmente che per le sue scelte e con la sua unità sia in grado di sedere al tavolo di una efficace governance del mondo e quindi dell’umanità.

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