Unità nelle diversità: la difficoltà, anche per chi si proclama federalista, di accettare soluzioni federali.

contributo al dibattito congressuale di +Europa di Gianfranco Spadaccia

Non ho partecipato alla formulazione della proposta di statuto di +Europa, che sarà sottoposto al Congresso: il mio contributo è antecedente perché lo statuto provvisorio di cui sono stato proponente vincolava il consiglio generale a presentare in Congresso uno statuto federale. Ora so che da più parti si rimette in discussione questa scelta. Cappato ad esempio ha annunciato di voler presentare una proposta alternativa di statuto che ne abolisce proprio questa caratteristica. Altri, che sono giunti a scegliere + Europa come prima scelta politica senza passare attraverso altre organizzazioni ed esperienze, spingono nella stessa direzione sperando che l’abolizione del rapporto federale fra + Europa e i soggetti che l’hanno costituita possa ridurne il peso e l’influenza nel nuovo soggetto politico.

Io naturalmente sono contrario e vorrei spiegarne qui le ragioni. Federare significa unire: unire delle diversità che permangono e che devono rispettarsi a vicenda. Federare significa individuare il perimetro delle priorità sulle quali ci si ritrova uniti e che hanno la prevalenza su altre questioni sulle quali possono farsi valere delle differenze. A me era sembrato di capire che il perimetro di queste priorità relative alla mission, come altri dicono, di + Europa lo avevamo individuato nell’unico modo in cui possiamo difendere l’Unità Europea che è quello di conquistare, in direzione di una Federazione, una Unione più forte, e perciò più democratica e più coesa.

Abbiamo scelto questo terreno di impegno politico perché l’Europa è messa in discussione al proprio interno da forze che si definiscono populiste ma in realtà sono nazionaliste e xenofobe mentre all’esterno, in modi e per motivi diversi, tutti però riconducibili ai loro interessi di grandi potenze, essa è attaccata da Stati Uniti, Russia e Cina. Con ogni probabilità questo è il problema sul quale dovremo confrontarci non solo alle prossime elezioni europee ma nei prossimi anni, forse nella prossima generazione. Potremo vincere delle battaglie ma non definitivamente e presto la guerra, dovremo con ogni probabilità attrezzarci per resistere a lungo nella difesa e per l’affermazione delle nostre idee. Pensare di poterlo fare mantenendo i vecchi riflessi che ci hanno a lungo accompagnato nella fase della lunga decadenza partitocratica della nostra democrazia è non solo sbagliato ma illusorio. Qualcuno pensa davvero che, tenendosi le mani libere, possa trovare collocazione e sbocco politico nella situazione che si è creata dopo le ultime elezioni politiche senza prima fare i conti con il vuoto che si è determinato che prima che un vuoto di potere è un vuoto di idee, di visione e di strategia politica? La domanda vale per tutti, per il CD e per i radicali e i liberaldemocratici di + E naturalmente, ma anche per tutti coloro – soggetti o singoli – che decideranno di partecipare a uno sforzo costituente che non si esaurirà certo nei due giorni e poco più di dibattito congressuale.

Così come abbiamo lavorato insieme il + Europa come radicali, FE, CD, così siamo disposti a incontrarci, lavorare, fonderci con altri: però in un progetto comune, e per la costruzione di una esperienza politica unitaria che non si riduca alla giustapposizione di etichette identitarie socialiste, verdi, ecologiste, civiche o altro.

Abolito il legame federale, le diversità scomparirebbero? Evidentemente no. Solo che alla partecipazione visibile e responsabilizzata dei soggetti federati alle decisioni di organismi federali in maggioranza composti da eletti del congresso, si sostituirebbe la partecipazione indiretta (e non responsabilizzata) di correnti organizzate. Naturalmente non c’è nessuna norma statutaria che possa assicurare la soluzione di problemi che sono politici. La soluzione federale può solo stabilire per questa soluzione un iter virtuoso che faciliti la convergenza. Ed è la ragione per la quale io continuo a sostenerlo, soprattutto nella prospettiva che ai tre soggetti promotori si affianchino come non solo altri ma anche io auspico nuovi soggetti.

Cari tutti, viviamo in una paese in cui dividere e contrapporsi è assai più facile e comodo che dialogare e unirsi. Dobbiamo avere la forza, la capacità e il coraggio di riuscirci se vogliano batterci per riconquistare la prospettiva dell’unità federalista dell’Europa e per salvare le ragioni della democrazia liberale e dello stato di diritto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Mettiti in contatto con noi

 

DIFFONDI LA CAMPAGNA