Gestazione per altri: Giulia Crivellini risponde a Mara Carfagna

Giulia Crivellini, tesoriera di Radicali Italiani, risponde al post di Mara Carfagna pubblicato il 24 settembre 2020

Cara Mara Carfagna, oggi hai annunciato con soddisfazione l’avvio in Commissione Giustizia alla Camera dell’esame della tua proposta di legge per rendere “l’utero in affitto” un reato punibile in Italia anche se commesso all’estero.

Purtroppo, se posso permettermi, non c’è proprio nulla per cui essere soddisfatti. Anche tu sembri essere inciampata in quel fare politica che – a prescindere dal colore di appartenenza – rinuncia a guardare la complessità dei fenomeni umani e sociali, ad ascoltare e ascoltarli, provandone a comprendere i diversi aspetti per legiferare al meglio. E questa rinuncia parte spesso dalla scelta del linguaggio, delle parole che si utilizzano. E’ accaduto anche in questo caso. Abbandoniamo l’erronea espressione “utero in affitto”: forme di gestione per altri altruistica – che vietano qualsiasi tipo di commercializzazione e/o sfruttamento del corpo femminile e dei minori e dove la gestante, economicamente indipendente, è libera di autodeterminarsi – già esistono in diversi paesi del mondo.

In Italia, come ben saprai, esiste un divieto assoluto e generico di gestazione per altri, contenuto nella Legge 40 del 2004, che anziché proteggere espone all’abuso. Ogni anno decine e decine di coppie che desiderano accedere a questa pratica, formare una propria famiglia, si recano all’estero, esponendosi a costi altissimi e alla totale incertezza rispetto ai rischi e alle conseguenze sul piano del diritto e dei diritti.

Ma chi sono queste persone?
Da tempo la comunità scientifica ci dice che migliaia di giovani donne in Italia non possono intraprendere o portare a termine una gravidanza per cause legate alla salute. Sono più di seimila le ragazze che, affette da sindrome di Rokitansky, sono nate senza utero e decine di migliaia le donne, spesso di giovane età, a cui l’organo è stato asportato in conseguenza di tumori, endometriosi o altre patologie. A loro si aggiungono migliaia di ragazze il cui stato di salute impedisce di iniziare e portare avanti una gravidanza, così come migliaia di coppie dello stesso sesso cui l’attuale legge italiana vieta l’accesso a tecniche di fecondazione assistita.

Ed eccola qui, allora, la complessità: conosci qualcuna di queste persone? Mi piacerebbe che le incontrassi.

Perché l’essere nate “fortunate” non ci legittima ad imporre un unico credo. Il ruolo della politica non è infatti quello di imporre divieti assoluti rispetto a condotte non nocive, ma contemperare sempre gli interessi in gioco: libertà, diritti, limiti. E proprio oggi che viviamo un’epoca in cui il dibattito tende faziosamente a polarizzarsi su ogni singola decisione da prendere, quel voler davvero comprendere – e affrontare – gli interessi in gioco diviene la sfida più difficile da intraprendere, ma anche la più necessaria.

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