Perché dichiarare guerra a Escort Advisor è sbagliato. Riflessioni in materia di prostituzione in Italia

A quanto si apprende da facebook, la senatrice del Movimento 5Stelle Alessandra Maiorino avrebbe presentato una denuncia alla Procura della Repubblica per il reato di favoreggiamento della prostituzione nei confronti di Escort Advisor, sito conosciuto in tutto il mondo per ospitare annunci di servizi sessuali a pagamento.

La senatrice segue questo ragionamento: dato che “il 90% delle persone che si prostituiscono è vittima di tratta o di una forma di coercizione” e “il restante 10%, quelle che si dice lo abbiano “scelto”, sono in condizioni di fragilità economica, sociale, culturale o hanno alle spalle esperienze di vissuto traumatiche”, ne consegue che: 1) “l’uomo che frequenta una prostituta, non può continuare a fingere di ignorare che si trova davanti a una vittima di tratta o a una persona in condizione di vulnerabilità” e 2) “lo Stato non può continuare a voltarsi dall’altra parte”.

E visto che la senatrice “rappresenta lo Stato”, diviene quasi un dovere presentare una denuncia nei confronti di un sito internet che – esattamente al pari dell’“uomo che frequenta una prostituta” – sfrutterebbe delle vittime.

Aggiunge, per rafforzare il ragionamento, che la prostituzione “non è il mestiere più antico del mondo – come in molti ripetono senza riflettere -, ma la schiavitù più antica del mondo, e la più pervicace”. E che “finché non si comprenderà che essa rappresenta una forma di violenza, la più grave, contro le donne, non ci sarà autentica uguaglianza tra uomo e donna”.

Ora, nonostante la sua apparente logicità, questo ragionamento non solo fa acqua da tutte le parti ma rischia di essere molto pericoloso, in particolare per le persone che prestano servizi sessuali a pagamento (siano esse vittime di tratta o libere nella scelta).

Provo a spiegare perché.

Primo: ritengo aberrante l’equiparazione, ripresa dal modello politico-normativo svedese, tra colui che usufruisce di un servizio sessuale a pagamento (il/la cliente) e colui che commette reato di sfruttamento (il/la sfruttatore/trice). Questa equiparazione è anzitutto smentita dalla complessità del fenomeno prostitutivo. Ma soprattutto, se l’intento è quello di sostenere che attraverso la punizione (dalla multa al carcere) del cliente si scoraggerebbe la domanda di sesso a pagamento, questo obiettivo non solo non è stato raggiunto nei paesi che hanno introdotto normative punitive della domanda – il governo svedese non ha mai fornito prove sulla diminuzione della prostituzione, del traffico di esseri umani o dell’effetto dissuasivo sui clienti – per ma ha generato maggiore marginalizzazione e isolamento tra le persone che si prostituiscono, specie le vittime di tratta.

Secondo: guardando chi si prostituisce, è proprio di un convincimento paternalistico e autoritario – che in alcun modo dovrebbe appartenere al legislatore – il voler sovrapporre le vittime di tratta e le persone autodeterminate nella prostituzione. Liquidando ogni differenza, negando spazio a complessità e differenze, il rischio è quello per cui “se tutte sono vittime, nessuna lo sia in particolare”.

Inoltre, il percorso di evoluzione della legge Merlin – avvenuto attraverso le pronunce dei tribunali e delle Corti – ha evidenziato uno spostamento del bene da tutelare con norme repressive: dalla “morale” o “ordine pubblico” si è passati, giustamente, a proteggere la dignità e l’autodeterminazione della persona. È anche per questo che uno Stato liberale non può in alcun modo calare dall’alto la propria e impersonale dignità oggettiva, ma riconoscere e tutelare solo quella soggettiva, propria di ciascun individuo e non riducibile ad unità.

Terzo: i numeri. Certamente esistono dati che ci dicono che la maggior parte di coloro che si prostituiscono è costretta forzatamente. Ma questo porta a dire quanto sia vitale predisporre azioni serie contro quel crimine organizzato che ha fra i propri obiettivi lo sfruttamento sessuale, promuovendo al contempo mezzi di riscatto e inclusione socio-lavorative per donne e uomini che esercitano la prostituzione sotto costrizione. È su questo che si deve fare di più: per esperienza, anche professione, so invece quanto il nostro Stato sia invece carente, per non dire assente su questo.

E qui si inserisce anche la regolamentazione della prostituzione: quando la prostituzione è criminalizzata, anche la lotta contro la tratta e lo sfruttamento diventa più difficile. “Le leggi sul lavoro sessuale dovrebbero dedicarsi alla protezione dallo sfruttamento e dalla violenza piuttosto che a vietare il lavoro sessuale e a penalizzare le persone che svolgono lavoro sessuale” (documento di Amnesty International in cui si chiede la decriminalizzazione e la legalizzazione-regolamentazione della prostituzione).

Ci sarebbe molto da dire sull’efficacia dei diversi modelli normativi e sul divario tra le diverse visioni politiche che nel mondo si confrontano sul tema, ma – per semplificare al massimo – l’unica proposta politica per cui battersi oggi è, a mio parere, quella in grado di legare attorno alla prostituzione libertà individuali, diritti sociali e protezione della vulnerabilità.

Ma veniamo al quarto e più attuale punto: la denuncia per favoreggiamento nei confronti di Escort Advisor, il sito di recensioni di servizi sessuali a pagamento più visitato al mondo.

Sul piano giuridico, è un’accusa che non regge. EA funziona come sito di recensioni, come TripAdvisor per intenderci. La pubblicazione di inserzioni di questo tipo, sul web o sulla carta stampata, non è reato. Il reato di favoreggiamento può esserci invece quando alla pubblicazione degli annunci e del materiale messo a disposizione dalla persona interessata si aggiunge una concreta cooperazione, una intermediazione, di carattere organizzativo tra soggetto e persona che si prostituisce – cosa che ED non fa. Anzi. Esistono strumenti che l’azienda mette a disposizione (facebook ritiene che il link al sito “violi gli standard della comunita’”, quindi andateci voi per capire in dettaglio come funziona), per denunciare minacce o recensioni ricattatorie.

Oltre a questo, è proprio il bersaglio ad essere sbagliato. Perché come dice la mia amica Pia Covre, che è anche la presidente del Comitato per i diritti civili delle prostitute, “in un momento in cui milioni di cittadine e cittadini sono in difficoltà e migliaia di lavoratori del sesso risultano colpiti dalla povertà nella pandemia, senza nessun aiuto o sussidio, abbandonate/i alla fame e senza risposte dalla Stato, qualche senatrice trova il tempo per tentare di affondare la zattera di chi cerca di stare a galla”.

Con Certi Diritti e con il Gruppo di ricerca italiano su prostituzione e lavoro sessuale abbiamo provato a parlare in questi mesi dell’impatto devastante che la crisi sanitaria sta avendo sulle lavoratrici e sui lavoratori del sesso e di ciò che il nostro Governo dovrebbe fare.

Forse la denuncia della senatrice Maiorino ha però il “merito” di rendere evidente una cosa: l’urgenza di un dibattito serio e informato sulla prostituzione e il lavoro sessuale in Italia, che coinvolga le persone che svolgono lavoro sessuale nello sviluppo di leggi riguardanti le loro vite e la loro sicurezza.

Perché finché insieme allo sfruttamento si continuerà ad avversare anche la prostituzione in sé, non si potrà ottenere nulla di buono. Per nessuno e in particolare per coloro che si dice di voler proteggere. Coloro che, a furia di sparare contro bersagli sbagliati, si finisce per colpire.

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