Il Ministro Bonafede dà i numeri sui braccialetti elettronici e cela i pericoli della concentrazione di detenuti in carcere.

di Giulia Crivellini, tesoriera di Radicali Italiani e Alessandro Massari, membro di Direzione di Radicali Italiani

L’On. Sgarbi, a ragione, chiede l’apertura di un procedimento su di lui a causa dell’obbligatorietà dell’azione penale. Il diritto si rispetta o si viola autodenunciandosi. Bonafede non è superiore alla legge.

Il nostro sistema carcerario ospita 61.230 detenuti: troppi per le possibilità delle strutture, da sempre sovraffollate. Con la crisi pandemica in corso, le nostre prigioni rischiano di diventare bombe virali, mettendo a rischio la vita dei detenuti, degli addetti ai lavori e della società tutta, perché così tante persone concentrate in spazi angusti e spesso fatiscenti, senza possibilità di rispettare le distanze di sicurezza e le norme igieniche necessarie per contenere la pandemia, sono un pericolo, per tutti.

Ebbene ieri, con la situazione descritta, il ministro della Giustizia Bonafede ha risposto ad una serie di interrogazioni, alcune delle quali hanno confuso le cause con gli effetti delle recenti rivolte negli istituti penitenziari. Per la Lega – si parla seriamente – il Decreto Cura Italia è un decreto “svuota carceri mascherato”.

Le nostre prigioni rischiano di diventare bombe virali, mettendo a rischio la vita dei detenuti, degli addetti ai lavori e della società tutta

Bonafede ha risposto, e la risposta è stata più lunare della domanda, perché ha sostenuto, in un’Aula parlamentare, che “le misure relative alle prigioni hanno l’obiettivo di tutelare dall’emergenza Coronavirus coloro che lavorano e vivono dentro le carceri”. Bene si dirà. Ha proseguito poi sostenendo che “è particolarmente importante fornire ai cittadini informazioni corrette.” Era ora, avranno pensato alcuni.

Ci saremmo quindi attesi che spiegasse che la politica non può perdere l’umanità e il senso di legalità, esponendo poi anche il motivo della necessità e dell’urgenza di liberare i detenuti. Quelli con reati di lieve entità o prossimi alla liberazione e quelli che potrebbe scontare la pena, come noi tutti in questi giorni, agli arresti domiciliari. Sarebbe stato vero, logico, necessario, normale.
Ma non lo ha fatto!

Ha preferito “tranquillizzarci” in questo modo: “Possiamo soltanto dire che, ad oggi, circa cinquanta detenuti risulta abbiano beneficiato della misura” aggiungendo che “è previsto l’uso del braccialetto elettronico per coloro che devono scontare una pena superiore ai sei mesi, (… avendo) l’effettiva disponibilità di 2.600 braccialetti elettronici da installare”.

Semplicemente tragico. Anche considerando che dovrebbero esserci almeno 15 mila braccialetti, visto che il contratto con Fastweb, la compagnia che ha vinto il bando di gara nel 2017, ha previsto la fornitura di 1000-1200 braccialetti mensili per l’intera durata triennale (in scadenza al 31 dicembre del 2021).

Bonafede invece, prima partecipa alla scrittura del decreto Cura Italia che prevede sanzioni penali per tutti ma poi è il primo a violarle imponendo alle carceri di essere di nuovo fuori legge.

Il Ministro ha poi sostenuto che le uscite dagli istituti di pena dipenderanno “da diversi requisiti e variabili, come per esempio il domicilio idoneo che dovranno essere accertati dalla magistratura” e poi l’acquisto di 1.600 telefoni cellulari (come se ciò fosse utile per evitare il rischio contagio).

Per fortuna c’è ancora qualche parlamentare che sa vedere e dire quando un re è nudo. Sgarbi gli ha detto in faccia come funziona la legge: “Chiedo anche come possa vivere serenamente queste giornate (…) con il principio della obbligatorietà dell’azione penale, è in piena flagranza di reato rispetto al decreto del Consiglio dei ministri (…) sono sospese manifestazioni, eventi, spettacoli, (…) che comportano l’affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza (…) Quindi, com’è possibile che lei possa garantire un metro in carcere in cui sono in tre, in quattro o in cinque, lei in questo momento è pieno nella responsabilità morale e giuridica, lei è indagato! Un giudice che abbia correttezza deve indagarla perché lei è untore rispetto al rischio di morte che corrono quei cittadini!”.

Al termine della seduta abbiamo quindi capito che la tutela della salute dei detenuti, degli addetti ai lavori, dei cittadini che potrebbero ammalarsi se scoppiasse un focolaio in carcere non è una preoccupazione del Ministro, e abbiamo capito anche non conosce o non dice la verità. Non bastano 2600 braccialetti elettronici entro maggio e la situazione è destinata a rimanere così come è, con sole poche decine di detenuti liberati, 50 ad oggi.

La legge vale per tutti, anche per i ministri, negli Stati costituzionali di diritto.

Peraltro, proprio nelle stesse ore di ieri, l’Alto commissario Onu per i diritti umani Michelle Bachelet ha invitato i governi a prendere misure urgenti per proteggere la salute e la sicurezza delle persone detenute in carcere e in altre strutture chiuse e ad agire per ridurre il numero di persone in detenzione per contenere la pandemia da coronavirus. “Le autorità dovrebbero esaminare i modi per liberare le persone particolarmente vulnerabili al COVID-19, tra cui i detenuti più anziani e quelli che sono malati, nonché i detenuti non pericolosi”, ha affermato una dichiarazione resa nota a Ginevra.

Per raggiungere l’obiettivo occorre fare molto, molto di più, se non si vuole essere per l’ennesima volta complici della esplosione della bomba carceraria. Bonafede invece, prima partecipa alla scrittura del decreto Cura Italia che prevede sanzioni penali per tutti ma poi è il primo a violarle imponendo alle carceri di essere di nuovo fuori legge.

La legge vale per tutti, anche per i ministri, negli Stati costituzionali di diritto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Mettiti in contatto con noi

 

DIFFONDI LA CAMPAGNA