Circa le differenze tra Salvini e Minniti

di Simone Sapienza, membro di direzione di Radicali Italiani e segretario di Radicali Roma

Qualche precisazione a chi invita a fare attenzione alle differenze tra la politica di Minniti e quella di Salvini. Le differenze ci sono e l’invito va accolto. La realtà e le responsabilità però non vanno negate se si vuole creare una proposta politica alternativa e credibile. E dunque:

1. Minniti ha cominciato a pagare tramite servizi segreti le tribù libiche: una strategia che non crea una reale soluzione, contribuisce a creare instabilità e che passa per il riconoscimento della Libia come posto sicuro nonostante le più che documentate violazioni perpetrate nelle carceri. Come Radicali italiani lo abbiamo denunciato anche alla Procura. E il Parlamento dovrebbe indagare il flusso di finanziamenti e da chi è gestito. Salvini sta perseguendo questa linea politica di fondo.

2. Minniti non ha definito le ong “vice scafisti”. Ricordiamolo. Ma ha legittimato le accuse che fossero “taxi del mare” varando un codice di condotta che per primo ha messo in discussione il principio del salvataggio e dell’azione umanitaria. Di fatto un elenco inutile di regole visto che dal 2015 le Ong hanno agito sempre guidate dalla Guardia Costiera italiana. Un modo per criminalizzarle, cambiare il racconto su di loro, aggiungendo la propria dose di propaganda, condita con dei bei servizi di Milena Gabanelli passata al Corriere che definiva “puro business tranne rare eccezioni” il mondo dell’accoglienza gestito dal terzo settore, dando di conseguenza “sostegno totale” al rubinetto chiuso nel mediterraneo da Minniti. Una linea sposata da molti, indispensabile per screditare le ONG e dunque oggi ostacolarle e metterle al bando.

3. Minniti non ha chiuso i porti come Salvini, ma ha chiuso il flusso con respingimenti nei deserti al confine sud della Libia e nei centri di detenzione. Ha accettato che tutti i centri libici – tranne pochissimi – dove venivano riportati gli immigrati durante il suo mandato non fossero accessibili. Domando: quanti centri dall’inizio degli accordi con il governo libico sono stati accessibili all’Oim e all’UNHCR? Quanti prima di Salvini, quanti dopo? Altrimenti ripetiamo a pappardella Paolo Mieli.

4. Salvini minaccia di ridurre soldi all’accoglienza. Minniti non l’ha fatto. Ma ha tolto un grado di giudizio nei ricorsi contro il rifiuto dell’asilo.

5. Infine, Minniti domani voterà alla Camera un secco SI a nuovi mezzi italiani per i respingimenti in mare, per quelle imbarcazioni che riporteranno migliaia di persone verso nuove torture lontano da un sogno di una vita migliore. E lo farà assieme alla Lega e il M5S.

Spero che l’opposizione a questo governo non si accontenti di sottolineare quanto non sia assoluta la continuità tra le due politiche, o di chiedere rassicurazioni sul rispetto dei diritti umani per continuare a finanziare i carnefici, come fa oggi Matteo Orfini sul “Decreto motovedette” arrivato alla Camera. Ma che sia in grado di propor una politica seria credibile e coerente con i propri valori per governare il fenomeno. Per questo sarà utile non ignorare le proposte che come Radicali facciamo a livello locale, nazionale ed europeo (con Accogliamoci, Ero straniero – L’umanità che fa bene, Welcoming Europe – Per un’Europa che accoglie). Tutte proposte non appoggiate né da Salvini né da Minniti (punto 6). Perché il tema è: vogliamo governarla l’immigrazione oppure occuparcene come tema di propaganda continuando a subappaltare il lavoro sporco?

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