Rinvio aperture impianti sciistici: “Come politici non possiamo essere tifosi di aperture o chiusure, serve lavorare per il miglioramento dei protocolli di sicurezza

“A dicembre abbiamo approvato all’unanimità una mozione per i test rapidi a fondo pista, ma poi nessuno ha portato il tema in conferenza Stato-regioni”

All’indomani della decisione, da parte del governo italiano, di rinviare la riapertura degli impianti invernali nelle regioni montane fino al 5 marzo, anche in Lombardia il tema della sostenibilità della riapertura torna a farsi sentire. I protocolli di sicurezza a livello nazionale e regionale per il settore invernale sono stati migliorati negli scorsi mesi; in Regione Lombardia, Michele Usuelli di Più Europa-Radicali fin da dicembre 2020 ha proposto una mozione urgente per l’introduzione dei test rapidi ogni 3 giorni sulle piste da sci, poi sottoscritta da tutti i capigruppo in Consiglio regionale e approvata all’unanimità. L’utilizzo dei test rapidi seriati, in particolare, è uno strumento che consentirebbe la riapertura con un ulteriore margine di sicurezza, tutelando sciatori, personale e tutta la bolla che “muove la montagna”. In occasione dell’approvazione della mozione, Usuelli aveva ottenuto dai vertici regionali l’impegno a presentare la misura in conferenza Stato-regioni ai fini del miglioramento del protocollo condiviso. A ciò non è però stato dato seguito, di fatto arenando i tentativi di miglioramento delle misure di sicurezza e contribuendo alla situazione di stallo odierna.

Michele Usuelli commenta dunque così il rinvio della riapertura: “Fin da prima di Natale abbiamo lavorato per il miglioramento dei protocolli di sicurezza, nello sci come in tutti gli altri settori. Dopo l’approvazione della mia mozione urgente a inizio dicembre, abbiamo lavorato perché Regione Lombardia sottoponesse all’attenzione della conferenza Stato-Regioni questa misura, inizialmente non prevista dai protocolli di sicurezza per gli sport invernali. Nulla però è successo, e a metà febbraio ci troviamo ancora con gli impianti chiusi. Ora, come politici non possiamo permetterci di tifare pro o contro chiusure o riaperture, ma dobbiamo sviluppare protocolli il più completi possibili, in modo da essere pronti a ripartire non appena le condizioni lo consentiranno. Al netto dell’andamento dell’epidemia, occorre che ci interroghiamo con continuità su cosa si può o non si può fare, su cosa si può migliorare, su quali soluzioni possono essere trovate per consentire a vaccinati e guariti di tornare a intraprendere specifiche attività, compresa quella degli sport di montagna. Servono però ascolto e collaborazione attivi a tutti i livelli, regionale e nazionale, fra maggioranza e opposizione, altrimenti continueremo a sacrificare l’efficienza e a inseguire l’epidemia piuttosto che a conviverci”

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