Soldati libici curati dal servizio sanitario nazionale in Lombardia: mancanza di trasparenza inaccettabile

Soldati libici curati dal servizio sanitario nazionale in Lombardia: mancanza di trasparenza inaccettabile, se vogliamo usare la sanità italiana come strumento di politica estera curiamo sia militari che civili

“La notizia di soldati libici curati a pagamento nei letti dedicati al servizio sanitario nazionale presso l’ospedale privato convenzionato San Donato, alle porte di Milano, desta preoccupazione per quel che concerne il rapporto tra la Regione Lombardia e le aziende ospedaliere.

Secondo quanto si apprende, il gruppo San Donato avrebbe sottratto posti letto al Ssn e curato in Lombardia soldati libici senza neppur avvisare la Regione: i margini di tolleranza e sudditanza dimostrati dalla Regione in questi anni verso i singoli comportamenti “anomali” dei privati convenzionati sono problematici.

Solo nelle ultime settimane questa vicenda e quella dei rimborsi sui farmaci da file F hanno dimostrato che anche quando i pochi controlli o le segnalazioni di funzionari coraggiosi mostrano gravi irregolarità, la Regione cerca di mantenere un profilo basso, non agisce in modo deciso e non scoraggia la reiterazione di tali irregolarità, limitandosi a comminare sanzioni inefficaci” dichiara Michele Usuelliconsigliere Regionale di +Europa-Radicali e medico pediatra del reparto di neonatologia del Policlinico di Milano più volte in paesi in conflitto con organizzazioni internazionali.

“Non mi turba che i libici curati a San Donato fossero soldati: quando curo una persona non mi tange il lavoro che fa e neppure a quale fazione appartenga. Ciò che è da pretendere è la trasparenza, soprattutto quando lo scenario internazionale è così delicato.

Se il 2 febbraio prossimo il rinnovo degli accordi Italia-Libia non prevedesse una collaborazione finalizzata a ricacciare nei lager i migranti, anche attraverso lo spiegamento di unità e mezzi italiani, bensì l’assistenza sanitaria gratuita ai soldati di entrambe le fazioni e ai civili libici, questo sì sarebbe usare la sanità italiana come strumento di politica estera”.

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